|
Musiche dimenticate del Novecento
Nonostante la distanza che ormai ci separa, limmagine storica del Novecento musicale italiano coincide tuttora con quella, selettiva e tendenziosa, della sua rappresentazione ufficiale. Ciò che comunemente si conosce in materia sono una rosa ristretta di autori e di opere-simbolo, di percorsi individuali senza legami con un contesto, di parole dordine e di controversie letterarie. Al senso dinsoddisfazione che se ne ricava si deve appunto lidea di dedicare una collana alla parte inedita e misconosciuta del Novecento musicale.
Lungi dal voler scoprire ad ogni costo capolavori dimenticati, la collana si propone più modestamente di presentare alcuni nuovi documenti utili a ridare densità al quadro dinsieme e comporre uno scenario meno stereotipato del Novecento. La prima serie, incentrata su fonti di archivi musicali torinesi (soprattutto della Biblioteca del Conservatorio), vuole essere la ricostruzione di un ambiente circoscritto, quello di Torino nella prima metà del secolo.
In quegli anni, dopo il trasferimento della capitale e la partenza della corte dei Savoia, una serie di circostanze spinsero la città piemontese a cercare nel culto della modernità una nuova ragion dessere. Ne è testimonianza il dinamismo innovativo della vita musicale cittadina del tempo, con la Società dei Concerti di Depanis e Pedrotti, lattivismo dei gruppi femminili, le precoci iniziative a favore della musica moderna e la fondazione della prima orchestra nazionale italiana. Ma non meno importante fu limprovviso fervore creativo che si accompagnò a quel risveglio dattività, e di cui fu protagonista un numero di giovani compositori piuttosto insolito per le tradizioni torinesi: Alfredo Casella, Luigi Perrachio, Giorgio Federico Ghedini, Ettore Desderi, Marco Gandini, Lodovico Rocca, Giulio Cesare Gedda e altri ancora. Si trattò in molti casi di una stagione effimera, destinata a produrre altrove frutti più durevoli. Ma accanto agli impulsi alla modernità e alla competizione emersero, non meno significativi altri umori di segno contrario: la ricerca di unidentità più privata, il vagheggiamento di un genius loci, la nostalgia del passato, che nella figura appartata di Leone Sinigaglia si tradussero nella riscoperta del patrimonio sommerso del canto popolare.
Andrea Lanza
|
Neglected masterworks of 20th - century music
The historical image of Italian Twentieth-century music continues to filter through the screening of a selective and biased official representation. Common knowledge in this field is limited to a series of authors and of works upheld as symbols, of call words and literary controversies, of individual achievements devoid of historical context. It is from this sense of dissatisfaction that the idea originated of a collection dedicated to the neglected music of the Twentieth century.
The collection, far from wanting to unveil forgotten masterpieces, aims more modestly to bring to light a number of new documents that can add density and depth to the historical background. The first series of publications is dedicated to sources in the musical archives of Turin and especially in the Library of the Conservatory and intends to reconstruct a precise musical milieu: that of Turin in the first half of the century.
In that period, after the court of Savoia had left due to the transfer of the capital, the changed circumstances induced Turin to find a new identity in modernization. The dynamism of Turin musical life in those years is notable: from Depanis and Pedrottis Società dei Concerti to the early enterprises in support of modern music, from the musical activity of womens associations to the foundation of the first Italian National Orchestra. Less known is the sudden re-awakening of musical creativity, involving an unusual concentration of young composers in the town: Alfredo Casella, Luigi Perrachio, Giorgio Federico Ghedini, Ettore Desderi, Marco Gandini, Lodovico Rocca, Giulio Cesare Gedda and others. In many cases it was an ephemeral season destined to produce more lasting benefits elsewhere. But beside the impulses towards modernity and competition, other attitudes emerged of a contrary nature but nonetheless significant: the nostalgia of old times, the search for a more private identity, the longing for a genius loci, which in Leone Sinigaglia gave rise to a passionate rediscovery of the submersed patrimony of folk song.
|