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o cantè 'n pò d'u-na canson,
R&GZ 0003, euro 15,00

Concert-Azione

Elisa Zagatti, Roberto Sgarlata, Simone Arlorio, Giuseppe Calvagna, Giancarlo Nicola, Giancarlo Zedde


Elisa Zagatti voce

Roberto Sgarlata voce

Simone Arlorio
sax, clarinetto

Giuseppe Calvagna
contrabbasso

Giancarlo Nicola fonico

Giancarlo Zedde
pianoforte, fisarmonica
Questi canti hanno attraversato gli anni e percorso la storia di tanta gente raccogliendone il segno.
A noi sono giunti come un buon vento intriso di ricordi, di usanze, di passioni e di voci di chi prima di noi li ha cantati.
Il loro fascino e la loro forza evocativa sono intatti e li sospingono verso altre genti. Interpretandoli alla nostra maniera, rispettando i testi e le melodie originali, accompagnamo così questi canti per un tratto del loro viaggio... facciamo un po' di strada insieme.

Le canzoni

Il re di Lorena
La guerriera
Son maridame ier
Il Moro Sarasì
Verdolin
L'amante confessore
Zoli cheur
Eveillez-vous
Lamento
Legenda dël Pilon ëd la Gorëtta
Serenata
La cadrega fiorìa
Il corsaro

Le canzoni La guerriera, Il Moro Sarasì, L'amante confessore, Il corsaro, Zolì cheur, Lamento, Son maridame ier sono tratte da Leone Sinigaglia, La raccolta inedita di 104 canzoni popolari piemontesi, a cura di Andrea Lanza, Torino, Zedde, 2003. Verdolin è tratta da L. Sinigaglia, 36 Vecchie canzoni popolari del Piemonte per canto e pianoforte (1914-27), a cura di Lidia Benone Giacoletto e A. Lanza, Torino, Zedde, 2002. Il testo del Re di Lorena è tratto da Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Torino, Roux e Frassati 1888. La Legenda dël Pilon ëd la Gorëtta è di fonte ignota. Eveillez-vous è stata raccolta da Renato Sibille dall'informatrice Cecilia Masset, Bardonecchia, 1987. Serenata e La cadrega fiorìa sono tratte da Amerigo Vigliermo, Canavese che canta, Ivrea, Priuli & Verlucca, 1986.

La musica popolare è nata dai sogni dell’inconscio individuale e collettivo, sogni che hanno lasciato dietro di sé qualcosa di profondamente intrigante, che hanno affascinato e tenuto i sognatori legati al loro ricordo, quasi a chiedere con insistenza di essere interpretati. E l’interpretazione, spesso scaturita da un’immaginazione primordiale, ha prodotto le canzoni, le quali sono trasfigurazione o sublimazione dei grandi simboli della vita e della morte: la spiritualità, la forza, l’amore, la maternità, il sacrificio e tutto ciò che è originariamente umano, elementi universali che appartengono a tutte le culture e ai miti che le popolano. Le narrazioni affidate alla vocalità hanno unito, di fatto, le radici emotive dell'immaginario individuale e collettivo all’innato bisogno di sognare a occhi aperti, e intere generazioni hanno ascoltato la nostra voce più antica e profonda. Le canzoni narrative e romanzesche costituiscono la serie più numerosa dei canti popolari del Piemonte e di altre aree dell’Italia settentrionale e, come già aveva osservato Costantino Nigra, molte di esse sono comuni ad altre regioni europee, come la Provenza, la Catalogna, la Bretagna nelle quali è possibile riconoscere un substrato celtico. Questo immenso patrimonio di musiche tradizionali è stato tramandato oralmente, ha seguito le migrazioni dei popoli in un continuo processo di trasformazione e rigenerazione. In queste canzoni c’è una straordinaria forza drammaturgica, alcune sono vere e proprie pièce teatrali, sceneggiature in miniatura in cui si alternano episodi domestici, amorosi o romanzeschi, taluni lieti, altri dolorosi, tutti sul filo di una narrazione elegante, gentile, talvolta percorsa da malinconica ironia. «O cantè ‘n pò d’un-a canson», un verso tratto dalla canzone Il corsaro, rappresenta la voglia di raccontare di un’umanità che ha affidato al canto la testimonianza della propria storia.
(Lidia Benone Giacoletto)

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