Il Carteggio Personale di Nicola Vaccaj che si conserva presso la Biblioteca Comunale Filelfica di Tolentino

Il Carteggio Personale di Nicola Vaccaj  che si conserva presso la Biblioteca Comunale Filelfica di Tolentino
Autore: Commons Jeremy
Titolo: Il Carteggio Personale
Disponibilità: Immediata
Titolo: Il Carteggio Personale di Nicola Vaccaj che si conserva presso la Biblioteca Comunale Filelfica di Tolentino
ISBN: 978-88-88849-30-0
Pagine: 1168+1176
Anno: 2008
Codice: GZ65-GZ65
Formato: 17x24
Prezzo: 250,00€
Pz:     - O -   Aggiungi alla lista
Confronta

Due volumi con cd allegato

Biblioteca Filelfica di Tolentino
Progetto editoriale a cura di Ombretta Cosatti

Tomo I, pp. 1168, ISBN 978-88-88849-30-0 GZ65
Tomo II, pp. 1176, ISBN 978-88-88849-31-7 GZ66

 

Piano dell'opera

Il Carteggio Personale di Nicola Vaccaj che si conserva presso la Biblioteca Comunale Filelfica di Tolentino è pubblicato in due tomi a cui è allegato un Cd.

Primo tomo 
Sono presenti, con numerazione romana:
·L’introduzione generale 
·I criteri editoriali e redazionali
·Una breve biografia di Vaccaj scritta dopo la morte dall’amico Girolamo Viezzoli
·Le notizie sulla famiglia Vaccaj, scritte da Giulio, terzo figlio di Nicola
·Tre frammenti di autobiografia, scritti da Nicola
·Le reminiscenze del padre, scritte da Giuseppe Maria Vaccaj, figlio primogenito di Nicola.
·L’elenco delle abbreviazioni che si trovano nel testo delle lettere.

Con numerazione araba
·Parte Prima: Lettere alla famiglia 
Questa parte contiene la corrispondenza fra Vaccaj e i membri della sua famiglia.
I principali corrispondenti, oltre Vaccaj, sono il padre Giuseppe Maria Vaccaj, la madre Colomba Longhi Vaccaj, il fratello Luigi Vaccaj e la moglie Giulia Puppati Vaccaj.

·Parte Seconda: La corrispondenza fra Nicola Vaccaj e Girolamo Viezzoli
Girolamo Viezzoli fu l’amico più stretto di Vaccaj. Si erano conosciuti a Venezia nel 1816 all’epoca dell’opera Malvina, e la corrispondenza, cominciata nel 1817, continuò senza interruzione fino alla morte di Vaccaj avvenuta nel 1848. Parte della corrispondenza non è pervenuta. Tuttavia i documenti riprodotti, che riguardano la musica dell’epoca – specialmente quella teatrale – e le opere di Vaccaj, sono di notevole importanza.

Secondo tomo 
·Parte Terza: Lettere scritte da Vaccaj ad altre persone, lettere di altri a Vaccaj, lettere di altri in cui si parla di Vaccaj.
In questa parte è riprodotta la nutrita corrispondenza di Vaccaj con molte personalità dell’epoca: cantanti, librettisti, impresari, editori di musica, etc. È acclusa anche un’ampia selezione dei rapporti scritti da Vaccaj in qualità di Vice-Censore e poi Censore del Conservatorio di Musica di Milano (1837-1844).

Sul Cd
Le Appendici

·Appendice I: Le Opere di Vaccaj. 
Contiene dettagli delle prime rappresentazioni e di moltissime riprese di tutte le opere teatrali, cioè opere e balletti di Vaccaj. Sono accluse anche numerose recensioni delle rappresentazioni. Compare inoltre un primo tentativo di catalogare le ariette e duettini da camera di Vaccaj.

·Appendice II: Note biografiche dei personaggi principali che sono menzionati nel Carteggio.
Molte persone menzionate nel Carteggio non sono rintracciabili sui dizionarii biografici musicali attualmente disponibili. Per tale ragione ho ritenuto utile fornire delle note abbastanza dettagliate.

·Appendice III: Il Regolamento del Conservatorio di Milano all’epoca di Vaccaj.
Nel suo Copialettere Vaccaj accenna sovente al Regolamento che governava il Conservatorio. Per comprendere i frequenti riferimenti è indispensabile avere la possibilità di consultarne il contenuto.

·Appendice IV: Glossario di parole vecchie o poco usate che si trovano nel Carteggio.

·L’Indice generale dei nomi
Per ogni nome sono indicate le lettere in cui compare la citazione.
J. C.

Presentazioni

Il carteggio personale di Nicola Vaccaj conservato nella Biblioteca Comunale Filelfica di Tolentino è un progetto editoriale di elevato valore culturale che l’Amministrazione Comunale ha inteso proporre e sostenere.
I documenti che hanno consentito all’autore di realizzare l’opera, fanno parte del ricco patrimonio della Biblioteca della nostra città e sono una pregevole fonte d’informazione per una nuova valutazione del musicista tolentinate, dei suoi scritti e delle argomentazioni su cui si basò la sua innovativa riforma dell’insegnamento della musica e del canto.
Vorrei esprimere la mia gratitudine anche all’autore, uno studioso neozelandese, che ha curato questo lavoro sul nostro illustre concittadino, dimostrando ancora una volta quanto sia universale il linguaggio musicale capace di gettare un ponte tra paesi tanto lontani fra loro. La pubblicazione di queste lettere donate dai discendenti del compositore molti anni dopo la sua morte alla città di Tolentino consentirà una conoscenza più approfondita di Nicola Vaccaj e metterà in luce non solo le sue fortune teatrali ma anche i suoi sentimenti privati. Sono particolarmente lieto che alla realizzazione di questo progetto editoriale abbia contribuito la Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro e la Fondazione della Cassa di Risparmio di Macerata che da sempre perseguono scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico e culturale del nostro territorio.
A loro vanno i miei più sentiti ringraziamenti, dell’Amministrazione Comunale e della Città di Tolentino. 
Luciano Ruffini
Sindaco di Tolentino

La fortuna di avere a Tolentino diversi importanti e ricchi fondi speciali, conservati presso la nostra Biblioteca Filelfica e presso il nostro Archivio Storico, ci consente di avviare specifici studi e di realizzare pregevoli pubblicazioni sulla nostra storia locale e sui più illustri e famosi concittadini. È il caso di questo carteggio personale di Nicola Vaccaj che insieme ad altri manoscritti autografi sono stati donati al Comune nel 1937. 
Grazie al paziente e attento lavoro di Jeremy Commons, esperto neozelandese di opere liriche italiane e francesi di autori del 1800 e studioso del Vaccaj, questo carteggio personale viene pubblicato per la prima volta in maniera integrale, dandoci la possibilità di approfondire diversi aspetti, sia pubblici che privati, della vita del celebre musicista.
Infatti la raccolta consiste in lettere scritte e ricevute da Vaccaj e rappresenta una ricchissima fonte di informazioni per una nuova valutazione del compositore tolentinate. Documentano le fonti creative e la genesi delle sue opere e forniscono informazioni di grandissimo valore circa le sue relazioni con cantanti, librettisti, impresari ed altre personalità musicali dell’epoca, in sintesi un’introduzione panoramica del mondo musicale italiano ma anche parigino ed inglese, della prima metà dell’Ottocento.
Riconoscenza va a tutti coloro che hanno consentito la realizzazione di questa pubblicazione, dal curatore Jeremy Commons, alla Direttrice della Biblioteca Filelfica Ombretta Cosatti, all’Editore Giancarlo Zedde, agli Eredi della Famiglia Vaccaj, alle Fondazioni Cassa di Risparmio di Macerata e Pesaro che hanno sostenuto l’iniziativa.
Grazie al loro lavoro ed ai loro contributi riusciamo nel nostro intento di far conoscere in maniera approfondita questo carteggio che certamente rappresenta una fonte di grande interesse per la riqualificazione e la valorizzazione della figura del Vaccaj, soprattutto per quanto riguarda il vastissimo corpo epistolare che offre, altresì, una larga documentazione per studi sull’Ottocento non solo musicologici ma anche di vita sociale e politica.
Massimo Marco Seri
Assessore alla Cultura del Comune di Tolentino

Prefazione

L’importanza dello studio dei carteggi degli artisti, per poter giungere ad una conoscenza dell’uomo, dell’artista e del suo tempo e per poter così offrire un quadro più completo di quanto si potesse desumere soltanto dalle biografie o da altre notizie a stampa, è un fatto che agli specialisti diventa sempre più evidente. Un tempo la pubblicazione dei carteggi di un musicista si riteneva avesse un interesse quasi esclusivamente per chi si occupava delle vicende biografiche del personaggio. Oggi invece, si riconosce negli epistolari anche una fonte insostituibile per lo studio del contesto culturale del tempo; per scovare notizie e giudizi su cantanti, impresari e altri colleghi del mestiere, che difficilmente si possono riscontrare altrove; per gettare luce sui retroscena del febbrile sistema di produzione di quella vera e propria «industria» culturale che era l’opera italiana del primo Ottocento. La relativa fortuna poi della carriera del soggetto in questione non va ritenuta indicativa della relativa importanza dei giudizi che questo esprime sulle vicende musicali e culturali. Anzi, nel caso di Vaccaj, quei suoi giudizi e quelle testimonianze rivestono particolare interesse alla luce della sua importante attività di didatta. 
Commons, nella sua Introduzione, colloca Vaccaj tra i compositori italiani «minori» della prima metà del secolo XIX (sebbene si fa scrupolo di sottolineare subito, e a buona ragione, che all’interno di tale gruppo il musicista di Tolentino risulterebbe essere senz’ombra di dubbio tra i più importanti). Ma al lettore che potrebbe non essere ancora famigliare con la musica di Vaccaj è doveroso segnalare subito un caveat: «minore» in questo senso va letto come indicante «che ebbe minor fortuna» rispetto ad altri suoi contemporanei, non certo che fosse un talento minore. Vaccaj, che era per lo più rimasto fedele ad uno stile d’espressione musicale che lentamente veniva a trovarsi superato da altre, più enfaticamente drammatiche mode, scrisse tuttavia molte pagine di indubbia bellezza, e sempre contraddistinte da grande maestria, nonché da una notevole, forse insuperata capacità di scrivere in modo idiomaticamente sublime per il più complesso e timbricamente ricco degli «strumenti» musicali, la voce umana. Non a caso il suo Metodo di canto è rimasto, dopo oltre centosettanta anni ancora un punto di riferimento nell’insegnamento del bel canto e, caso rarissimo se non unico, tuttora in stampa. Chi oggi si presta a studiare la carriera e le opere di Vaccaj non deve poi perdere di vista quanto egli fosse stimato dai suoi colleghi contemporanei, a prescindere dalla «fortuna» o meno delle sue opere nei cartelloni. Un esempio: sul noto e curioso fatto, che Commons ci ricorda, riguardante un’opera di Bellini – e cioè che divenne prassi sempre più frequente verso la metà dell’Ottocento quella di sostituire nei Capuleti e i Montecchi belliniana il finale di Giulietta e Romeo di Vaccaj, al punto che addirittura uscirono edizioni a stampa per canto e piano con tale sostituzione al posto del finale originale di Bellini – si accesero all’epoca diversi dibattiti pro e contro. Ma sul valore intrinseco di quel componimento di Vaccaj vale la pena citare un parere critico dell’epoca: 
Giulietta e Romeo di Vaccaj è una bell’opera che ha tutti i titoli per chiedere l’approvazione degl’intelligenti e dei non intelligenti, è un’opera che per bella sarà sempre stimata, e lungamente ancora gustata in teatro.
Non a torto Commons auspica la ripresa moderna dei più importanti tra i titoli dimenticati di Vaccaj, i quali, distanti ormai dai giudizi dell’epoca sulla loro maggiore o minore aderenza alle (allora) più aggiornate tendenze, potrebbero godere di spassionati giudizi basati unicamente sul loro innato valore musicale.
Questo volume, oltre alla raccolta dei documenti epistolari, si arricchisce di apparati di grande utilità per lo studioso, primo tra questi un’appendice che elenca le opere e i balli di Vaccaj e che include una documentazione particolarmente preziosa per lo studio della ricezione delle opere: le trascrizioni delle recensioni coeve. Le brevi biografie dei personaggi principali che s’incontrano nel corso del carteggio – arricchite, nel caso dei cantanti, con stralci di recensioni o di altra documentazione in cui vennero descritte le loro qualità canore – rappresentano un ulteriore, ricco compendio d’informazione (la quale in alcuni casi sarebbe di ardua reperibilità) che sarà di enorme e gradita utilità a chi si occupa di questo campo.
Passando dai cenni sul contenuto di quest’opera, a parlare invece del suo curatore, possiamo definire questo epistolario un’impresa monumentale senza temere che quell’aggettivo sia in questo caso iperbolico. Sfogliando le tremilasettecentocinquanta pagine del dattiloscritto, con i suoi oltre duemilaquattrocento documenti, più appendici e indici vari e una pletora di chiose informative, si fatica ad immaginare che tutto questo – un’impresa che uno si aspetterebbe fosse il frutto del lavoro collettivo di un nutrito comitato – sia invece l’opera certosina di uno solo e tenace studioso. Studioso inoltre pendolare (nemmeno questo termine è, in questo caso, un’esagerazione) tra l’Italia e la nativa Nuova Zelanda, e che al contempo continuava a stendere articoli, a prestare consultazione a case discografiche, a ripristinare opere musicali ottocentesche dimenticate nonché a scrivere libretti originali per opere cameristiche moderne, il tutto mentre continuava con la sua attività didattica. Commons fa parte di una straordinaria generazione di storici e biografi di lingua inglese, nata negli anni ’20 e ’30 del Novecento, di altissima levatura (e anche dotati, felicemente, di un notevole talento narrativo) che con le loro fondamentali ricerche sui documenti originali, e con i loro influenti scritti sulla contestualizzazione dell’opera italiana (nella cultura, nell’economia, nella storia politica) e sulle vicende biografiche degli operisti dell’Ottocento italiano, hanno dato un contributo enorme alla recente renaissance degli studi del settore, nonché un grande impulso alle generazioni di giovani che si stanno appassionando in numero sempre crescente a questo mondo. Storici e biografi come Willam Ashbrook, con il suo innovativo studio critico della vita e delle opere di Donizetti; come il compianto Julian Budden, il cui imponente studio su Verdi resta un punto di riferimento per gli studi sulla vita e le opere del bussetano; come il compianto John Rosselli, che con i suoi contributi fondamentali sul sistema economico dell’«industria» dell’opera ha rivoluzionato il modo di avvicinarsi allo studio del sistema produttivo teatrale. Tra questi autori e i loro contributi si colloca a pieno titolo il lavoro di ricerca e l’opera di divulgazione di Jeremy Commons, autore di oltre cinquanta articoli sull’opera italiana, che spazzano dai temi generali fino ai saggi su singole opere di Rossini, Donizetti, Verdi e Mercadante, nonché Mayr, Vaccaj, Paër, Pacini, Balducci e persino Federico Ricci. (A proposito, non sarebbe idea peregrina se qualche editore raccogliesse questi scritti, attualmente sparpagliati in enciclopedie, atti di convegno, libretti di registrazioni sonore e programmi di sala, in un unico volume. Il pubblico specialistico, ma ancor più il pubblico degli appassionati, ne sarebbe grato.) Per non dimenticare quel volume preziosissimo per qualsiasi studioso delle opere di Donizetti, la raccolta delle recensioni d’epoca di tutte le opere del bergamasco. Per completare il quadro sul curatore aggiungo, e ci tengo a sottolineare, che Commons rappresenta inoltre uno dei rari esponenti di una casta quasi scomparsa, il classico gentleman vecchio stile, sempre pronto a dare un aiuto generosissimo a tutti quegli studiosi giovani (e meno giovani) che si rivolgono a lui e alla sua enciclopedica conoscenza dell’opera italiana per avere consigli, informazioni, e incoraggiamenti nel loro lavoro. 
Con questa importante pubblicazione, Jeremy Commons regala agli storici, ai musicologi e agli appassionati uno straordinario strumento per approfondire e per arricchire la nostra conoscenza non solo di un musicista affascinante, ma soprattutto di un’epoca tra le più feconde della storia della musica, nel contesto di uno dei periodi più movimentati sia culturalmente (dagli albori fino al pieno fiorire del Romanticismo musicale italiano), sia storicamente e politicamente, della storia italiana.
Gabriele Dotto
Condirettore dell’edizione critica delle 
Opere di Gaetano Donizetti

Jeremy Commons. Nato nella Nuova Zelanda, per ventidue anni ha insegnato letteratura inglese alla Victoria University of Wellington. Tuttavia, ha sempre rivolto il suo interesse alla musica italiana del primo Ottocento. È in Italia nel 1957 titolare di borsa di studio del Governo Italiano. Studia dapprima i manoscritti di Donizetti, poi, negli anni seguenti, le opere di Pacini, di Balducci, di Vaccaj e di altri compositori operistici coevi. Sono ormai molti anni che regolarmente frequenta Tolentino dove dedica tempo e passione alla ricognizione dei documenti dell’Archivio Vaccaj della Biblioteca Comunale Filelfica. 
Ha iniziato la carriera di musicologo scrivendo saggi critici per i dischi di Dame Joan Sutherland e Richard Bonynge. Da tempo collabora, come consulente del settore Repertorio e Ricerche, con la casa discografica Opera Rara di Londra per la quale ha curato gli apparati critici di oltre quaranta produzioni discografiche. Per il Rossini-in-Wildbad Bel Canto Festival della Germania, ha curato l’edizione di due opere di Balducci. Nel 2008 ne presenterà una terza, Il convitato di pietra di Pacini, edizione curata insieme con Daniele Ferrari.
Oltre il Carteggio di Vaccaj, Jeremy Commons è co-autore con Annalisa Bini de Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva (Accademia di S. Cecilia, Roma, 1997). È consulente della Fondazione Donizetti di Bergamo, e membro del Comitato d’Onore della Fondazione Rossini di Pesaro.
Nel 2006 Jeremy Commons ha ricevuto dalla Victoria University di Wellington il Dottorato Onorario di Letteratura.

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