La racolta inedita di 104 canzoni popolari piemontesi

La racolta inedita di 104 canzoni popolari piemontesi
Autore: Sinigaglia Leone
Titolo: La racolta inedita di 104 canzoni popolari piemontesi
Disponibilità: Immediata
Titolo: La racolta inedita di 104 canzoni popolari piemontesi
ISBN: 88-88849-02-5
Pagine: XIV-208
Anno: 2004
Codice: GZ37
Formato: 20x28
Prezzo: 24,00€
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Confronta

Fra la ricerca ‘sul campo’ di canti contadini sulla collina torinese di Cavoretto, iniziata verso il 1902, e la celebre raccolta delle 36 Vecchie Canzoni popolari del Piemonte pubblicata a Lipsia nel 1914-17, Sinigaglia attese a un altro lavoro sulle canzoni popolari, al quale è stata sinora riservata solo una modesta attenzione. Di questo lavoro, databile probabilmente in anni più vicini alla ricerca sul campo che non alla successiva rielaborazione d’arte, rimane traccia in un faldone manoscritto conservato nell’Archivio Sinigaglia del Conservatorio di Torino. Esso contiene 104 canzoni piemontesi provviste di un accompagnamento per pianoforte condotto sulla prima strofa del testo ma adattabile alle strofe successive, anch’esse debitamente trascritte insieme alla musica. Poiché non contiene melodie nuove rispetto a quelle già note dal repertorio di Sinigaglia, il manoscritto non ha mai riscosso particolare interesse da parte degli etnomusicologi e degli studiosi di folclore. D’altra parte, essendo l’elaborazione musicale piuttosto rudimentale rispetto alle 36 Canzoni pubblicate, è stato generalmente considerato dai biografi di Sinigaglia come un mero lavoro preparatorio, una sorta di personale riserva di canti armonizzati a cui attingere all’occorrenza. In realtà, non emerge alcun vero rapporto fra questa raccolta e quella pubblicata, tanto più che soltanto nove delle 104 canzoni risultano poi riprese nella serie delle 36 di Lipsia (altre diciannove, peraltro, saranno incluse nella seconda serie, postuma, di 24 ). Lo stile dimesso, elementare, della parte pianistica, la scelta dei canti e la netta prevalenza della fedeltà al documento rispetto all’elaborazione musicale fanno pensare a un intento del tutto diverso, lontano dall’elegante e nobilitante trasfigurazione nei modi della lirica da camera o del Volkslied viennese che caratterizzerà le versioni pubblicate. Un intento insieme più modesto e generico, quello di riportare in vita un repertorio popolare sottratto all’oblio a cui lo destinava il contesto d’origine, conservandone tutta la nativa genuinità, quasi un piatto di cucina povera da consumarsi in una cerchia privata e domestica di amici e di estimatori. Di qui la trasparenza dell’accompagnamento, che non prevarica il canto e tende ad alleggerire il senso tonale: non una mera armonizzazione, ma un vero accompagnamento non privo di raffinatezze pianistiche (alcune delle quali poi riprese nelle versioni a stampa) e, in certi casi, con una breve introduzione e una coda conclusiva. Il lavoro rimase probabilmente incompiuto, se si può parlare di incompiutezza per un progetto nato senza confini precisi e che inizialmente si proponeva forse di abbracciare tutti i canti ritrovati, con l’unica condizione di disporre di un testo sufficientemente completo. Ma anche nel suo stato di incompiutezza (e forse di incompletezza) questa raccolta amplia notevolmente la varietà delle canzoni rispetto alla scelta che sarà in seguito operata per le raccolte destinate alle stampe: non solo le nobili ballate liriconarrative che prevalgono in Nigra, ma anche un buon numero di canti burleschi e satirici, o di contenuto quasi ‘sociale’, di canzoni d’osteria, di filastrocche cumulative, di frammenti e varianti boccaccesche o sboccate, poco adatte alla pubblicazione.

I testi delle canzoni sono la seconda ragione d’interesse di questa raccolta. Rispetto alle circa 500 melodie popolari complessivamente raccolte da Sinigaglia, i testi sono in numero largamente inferiore. La fonte principale è costituita da un piccolo quaderno manoscritto (qui di seguito indicato come Q/testi), anch’esso conservato nella Biblioteca del Conservatorio di Torino, sul quale Sinigaglia annotò via via le strofe raccolte dalla memoria contadina: in tutto circa 110 testi completi, in parte nuovi rispetto alle lezioni pubblicate da Costantino Nigra nel 1888. A questo repertorio la raccolta delle 104 canzoni viene ad aggiungere un altro centinaio di testi, dei quali solo 20 già presenti in Q/testi, mentre quasi una cinquantina (considerando anche le varianti) non compaiono in Nigra o sono significativamente diversi. Nelle sue visite alle sue anziane contadine Sinigaglia usava portare con sé il volume del Nigra e se ne serviva per forzare memorie ormai declinanti. Tuttavia non arrivano a venticinque, nella nostra raccolta, i testi che riproducono alla lettera le lezioni pubblicate; negli altri casi Sinigaglia li trascrisse direttamente dalla viva voce dei suoi informatori, riproducendone amorevolmente le varianti personali, i lapsus, le amnesie, le contaminazioni con altre canzoni suggerite da un verso comune. Ed è questo un aspetto che aggiunge interesse alla presente raccolta di canti popolari: l’essere nata a ridosso di una fase di esplorazione e di scoperta, e non in funzione d’una definitiva sistemazione artistica. Vicino, sia pure ormai per sparsi brandelli, al farsi collettivo della tradizione orale.

Non c’è modo migliore di concludere questa breve presentazione che riportando un ricordo personale di Sinigaglia, tratto dai suoi appunti databili verso il 1920: «Un giorno d’estate, sui colli di Cavoretto (1902), udii una contadina cantare una così bella canzone che ne rimasi colpito, e pensai che un’accurata ricerca potesse rivelare insospettate ricchezze nel campo del folklore musicale piemontese. Il libro di Nigra mi riuscì di molto aiuto in queste indagini. Leggendo il primo verso delle poesie popolari alle contadine da me interrogate, sovente riuscivo, a poco a poco, a ridestare in loro il ricordo della melodia. Raccolsi anche molte poesie inedite e molte versioni differenti. Queste canzoni erano quasi tutte dimenticate; non si cantavano più, salvo forse talora nelle lunghe veglie invernali. Una volta ebbe un terzetto di vecchie oltre gli ottant’anni, volenterosissime, liete e un poco orgogliose del compito loro affidato. Caso raro: è più frequente la diffidenza, il timore di essere ‘prese in giro’, l’incomprensione dello scopo e dell’interesse di queste ricerche. È sovente difficile – nelle donne di tarda età – discernere attraverso il tremolio della malsicura cantilena il disegno chiaro del tema e la linea ritmica, interrotta sovente da ‘corone’ di carattere volontario e personale. [...] Non potei pubblicare parecchie belle melodie, causa la mancanza di una strofa o di qualche verso. Non approvo i ‘restauri’ anche se ben fatti. La prima qualità che si richiede in chi raccoglie poesie e musica delle vecchie canzoni popolari, è l’onestà artistica spinta fino allo scrupolo. [...] Bisogna affrettarsi a compiere questo lavoro. Molte delle canzoni che ho raccolto erano note a una sola donna, che morendo ne avrebbe portato con sé il segreto [...]

Leone Sinigaglia nacque a Torino il 14 agosto 1868, secondogenito di Abramo Alberto Sinigaglia e Emilia Romanelli. Dopo aver compiuto studi musicali di violino, pianoforte e composizione, fra l'altro con Giovanni Bolzoni e Federico Buffaletti, nel 1894 si trasferì a Vienna, dove fu allievo di Eusebius Mandyczewski e conobbe Brahms. Nel 1900 si recò a Praga per studiare strumentazione con Antonin Dvorák. Da Dvorák derivò l'interesse per il canto popolare e, rientrato a Torino iniziò nel 1902 a raccogliere melodie e testi di canzoni piemontesi dalla voce dei contadini della collina torinese, un lavoro che si protrasse per una decina d'anni e lo portò a collezionare circa 500 melodie originali. Alcune di queste rielaborò in seguito per voce e pianoforte, ad esempio nella raccolta di 36 Vecchie Canzoni popolari del Piemonte, pubblicate a Lipsia tra il 1914 e il 1927, e per altri organici. Compose inoltre fra il 1902 e il 1910 vari lavori che lo resero celebre: Rapsodia piemontese per violino e orchestra, Quartetto per archi op. 272 Danze piemontesi per orchestra op. 31, Ouverture Le baruffe chiozzotte (1907), Suite Piemonte per orchestra (1909), dedicata a Toscanini. Trascorse appartato gli ultimi anni della vita pur mantenendo contatti con i maggiori musicisti del tempo. Un attacco cardiaco dovrà stroncarlo il 16 maggio 1944 sottraendolo all'arresto da parte della polizia nazista.

 

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