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So che appartieni ad un’altra dimensione, che non comprendo e che mi fa paura.
Ti cerco ovunque, senza trovarti. Sento però di esserti vicino quando osservo la luce riflessa nel ruscello della luna di Corot, l’alba rosata di Dupré. Ti cerco nella nebbia di Seurat, negli infiniti e nella nebbia di Van Gogh, nelle sue stelle che ruotano in un cielo pieno di blu e di mistero, forse di creature di luce!
Quid me alta silentia cogis rumpere?
«Perché mi costringi a rompere
il mio profondo silenzio?»
(Verg. Aen. 10, 63)
E se non ti trovassi…
E se non ti trovassi là dove tutti credono, come credevo anch’io, che debbano giungere le anime!?
Se fosse tutto un grande bluff.
Se mi illudessi a tal punto da vivere nell’attesa di quel giorno, quel mio ultimo giorno, nella speranza che sia il primo giorno con te in una nuova, sconosciuta dimensione? Sono piena di paure, di ansia, ma anche, paradossalmente, curiosa di sapere e prego perché si mantenga in me quell’ultimo secondo di lucidità, tale che possa farmi dire: «Ecco, è dunque così…! Finalmente so!»
Seguendo tutti questi pensieri, dunque, ho voluto scrivere e non solo per me stessa, ma anche per chi, colpito come me, come noi ora, voglia provare a fissare sul foglio ciò che sente nella maniera che crede , nel mutare quotidiano delle sensazioni e della sofferenza, o possa trovare almeno un poco di consolazione nella consapevolezza e nel riconoscimento di segni di un percorso pesante, insidioso e subdolo, ma comunque fattibile, non fosse altro per il fatto che è comune a tutti coloro che hanno vissuto da vicino e subìto la enorme sfortuna di mali senza ritorno.
E fu per questa strada che sono giunta a ciò che ho scritto e che consegno a chi vorrà riceverlo come un mio, un nostro dono.
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