novità | chi siamo | musica | letteratura | varia | cd | carta per musica | distributori | ordini | contatti | home

Anna Maria Bracale Ceruti
L'affondamento del Kursk.
Traduzione in russo. Note sul Kursk e immagini di Massimo Alfano
pp. 28, euro 6,00
ISBN 978-88-88849-36-2

Nota di Anna Maria Bracale Ceruti

Ho scritto questo poemetto presa da profonda commozione e lo considero il mio omaggio ai 55 ufficiali e ai 63 marinai del Kursk; che fossero russi è stato assolutamente ininfluente. Mentre ascoltavo le notizie sull’affondamento del sottomarino avevo davanti a me il bellissimo mare di Sardegna, sinonimo di vacanza e gioia di vivere a contatto con l’acqua. Più stridente ancora, dunque, il contrasto con quell’avventura subacquea così tragica. La mia immaginazione, a poco a poco, ne è stata coinvolta: visioni oniriche e incubi notturni mi hanno indotta ad un progetto di poesia. Così ha preso forma questa composizione che va ad aggiungersi alla lunga serie di ‘poemi del mare’ già esistenti.
L’immaginazione è «tramite umano alla verità», scrive Ettore Campa nel suo libro intitolato Per l’altro mare aperto (p. 31). L’affermazione è opinabile, ma alla luce di quanto si è scoperto dopo il recupero del Kursk, posso dire di essermi molto accostata alla realtà dei fatti.
È che la morte in acqua mi ha sempre terrorizzata, perché è orribile e perché mi è stata predetta.
La morte in acqua salata è simbolo del battesimo dell’uomo. Il mare ha capacità metamorfiche, è elemento avvolgente che abbraccia la terra e la unisce al cielo quasi in un gesto di riconciliazione. Narrare di un evento accaduto in fondo al mare vuole dire collocarlo fuori dal tempo: privi di cielo e stelle / perso ogni orientamento… Cielo e stelle sono per eccellenza elementi di riferimento della nostra avventura terrena. Il fondo del mare è perciò luogo estremo dell’operare dell’uomo: là ogni regola di terra viene sospesa, annullata, inghiottita. Colui che opera nelle profondità marine è dotato di temerarietà, coraggio, capacità di attribuirsi psicologicamente una natura ‘altra’. Se il prezzo pagato è la vita è giusto conferirgli lo spessore del mito. Il Kursk medesimo, affondato in periodo di pace, è divenuto un mito della nostra epoca. È bello pensare, anzi immaginare, che i suoi eroi, abbandonando il corpo, abito di scena, siano stati amorevolmente avvolti dall’aria e che il loro desiderio di andare per mare se lo siano portato in quel peregrinare eterno nell’oltre o al di là, così si spera, accompagnati dall’eco della poesia.

Annotazioni sul Kursk
di Massimo Alfano

La vicenda del sottomarino russo Kursk si presenta come uno dei più toccanti drammi del mare. Il manto di oscurità che ancora oggi copre le cause della sua perdita e le numerose ipotesi che sono state formulate per spiegarne la dinamica dell’avvenimento, nessuna delle quali pienamente provata, non fanno che aggiungere mistero ad una storia drammatica nel suo svolgersi e tragica nel suo epilogo.

Il sommergibile

Il K141 Kursk apparteneva ad una classe di dodici unità (denominata Oscar II secondo il codice Nato e progetto 949A secondo quello russo) costruite nei cantieri di Severodvinsk ed entrate in servizio tra il 1986 e il 2000. Si tratta di sottomarini d’attacco concepiti per operare singolarmente contro gruppi navali costituiti da una portaerei con relativa scorta.
Tra i più grandi sommergibili costruiti, gli Oscar II erano al momento della perdita del Kursk la punta di lancia della flotta sottomarina russa sia per le eccellenti caratteristiche degli scafi sia per la finalmente raggiunta affidabilità dei propulsori. L’armamento particolarmente potente li rendeva, e in buona misura li rende ancora adeguati ad assolvere il compito che era stato loro affidato. Siluri di concezione completamente nuova (che si annunciavano come un grosso successo commerciale) erano stati distribuiti ad alcune unità della classe.

Gli eventi

Giovedì 10 agosto 2000
Alle 10 del mattino il sottomarino K141 Kursk appartenente alla settima divisione della prima flottiglia di sottomarini della flotta del nord lascia la base di Vidiayevo per partecipare ad una grossa esercitazione nel Mare di Barents.
Ai 111 uomini di equipaggio si sono aggiunti due ingegneri e cinque ufficiali di stato maggiore. Ricevuta l’autorizzazione ad immergersi e ad iniziare i lanci di siluri e missili previsti dal programma, il Kursk entra in un silenzio radio che il protocollo dell’operazione prevedeva venisse mantenuto fino alle ore 18 del 12 agosto.
Nel tardo pomeriggio il sottomarino effettua due lanci di siluri da esercitazione.

Venerdì 11 agosto
Il Kursk, come da programma di esercitazione, effettua il lancio di un missile a cambiamento di ambiente SS-N-16A ed un secondo lancio è previsto per il giorno successivo alle ore 18 in chiusura di operazioni. La navigazione prosegue in immersione.

Sabato 12 agosto
Alle ore 11.29 il centro sismologico norvegese Norsar registra una esplosione di magnitudo 1,5 della scala Richter. Due minuti dopo, alle 11.31 ne viene registrata una seconda di intensità molto superiore, corrispondente a magnitudo 3,5 registrata anche dai sottomarini americani USS Toledo e USS Memphis e dal britannico HMS Splendid. Alle 11.44 una terza esplosione viene registrata anche dall’incrociatore russo Petr Velikiy.
Alle ore 18, momento del lancio del secondo missile e della prevista ripresa di contatto radio del Kursk con le altre unità della flotta, non essendoci notizie del sottomarino il comando della flotta ordina di iniziare le ricerche.
Il K141 Kursk è perduto.

Una anomalia magnetica del fondo marino scoperta alle 04.36 del giorno successivo verrà identificata come il Kursk. Il sottomarino era affondato a 69°40’N e 37°35’E ad una profondità compresa tra i 124 e 108 metri.

Il Kursk ricevette un grosso danno alla parte prodiera: questo evento generò un’esplosione interna tale da frammentare l’intera area antero-superiore dello scafo determinando lo sfondamento di alcune paratie e l’affondamento del sommergibile. La quasi totalità dell’equipaggio perì al momento della detonazione ma l’onda di urto non raggiunse i compartimenti 6, 7 e 8. La parte dell’equipaggio che vi si trovava iniziò ad evacuare i compartimenti alle 12.58 radunandosi a poppa estrema, nel compartimento numero 9. In totale 23 uomini. Le annotazioni di uno di loro proseguiranno dalle 13.34 alle 15.15. Poi più nulla.

Dati tecnici

Struttura a doppio scafo resistente suddiviso in 9 compartimenti stagni.
Dislocamento in superficie 13900 t
Dislocamento in immersione 18300 t
Lunghezza 154 m
Larghezza 18,20 m

Motori: due reattori nucleari OK-650 B, quattro turbine a vapore, due eliche
Potenza 98000 hp
Velocità in superficie 19 nodi
Velocità in immersione 30 nodi
Quota massima di immersione 500 m

Armamento
24 missili anti-nave a cambiamento di ambiente SS-N-19 Granit
4 tubi lancia siluri da 533 mm per missili/siluri VA111 Shkval
e missili SS-N-152 tubi lancia siluri da 650 mm per siluri a lunga
durata DST90 e missili SS-N-16
Riserve 18 siluri o missili

 

Annamaria Bracale
Arcipelago.WWW per voci e suonatori/
for voices and players con testo inglese a fronte,
musica di Giancarlo Zedde.
XII-28 pp., formato 17x24, € 10,33

Anna Maria Bracale Ceruti è saluzzese di nascita e vive a Torino. Laureata in lingue e letterature straniere ha insegnato inglese in Istituti Superiori e ha fatto l’accompagnatrice di viaggi. Ha studiato pianoforte.
Scrittrice di favole e racconti predilige la poesia. La sua prima raccolta: È Focolare il Tempo è degli anni '70, così pure l’inclusione nell’antologia: I Poeti scelti a cura di Davide Lajolo. Nel 1980 è membro della Società di Poesia (Guanda). È stata socia del Centro Internazionale E. Montale. È presente in numerose antologie e riviste letterarie.
Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, russo, rumeno, ceco, e alcuni poemetti sono stati rappresentati.
In poesia ha pubblicato: Sconosciuti naufraghi (Bologna, Seledizioni, 1981); Per amore di fuga e contrappunto (Forlì, Forum 1984); Lapsus Calami Brindisi, L’eco di Brindisi, 1992); La Città delle Comete (Foggia, Bastogi, 1998); Arcipelago.www (Torino, Zedde Editore, 2000); Cantata sacroprofana in Anno Domini 2000 (Torino, Zedde Editore, 2000); Dal cuore della Terra (Torino, Zedde Editore, 2003), presentato al Salone del Libro di Torino, maggio 2003.
Il critico Sandro Allegrini ha scritto i saggi: Modernità e lirismo nella poesia di Anna Maria Bracale e Storicità della parola poetica in ‘Fino a Babilonia’. È inclusa nelle collezioni di saggi La Poesia femminile in Italia di Vittoriano Esposito (Foggia, Bastogi, 1997) e Poeti italiani verso il nuovo Millennio di Dante Maffia (Universitas, Collana di studi e testi diretta da Dante Maffia e Luigi Reina, Edizioni Scettro del Re, Roma 20

Annamaria Bracale
Poesie.
pp. 36, formato 17x24, ISBN 88-888-49-06-8, € 6,00

XV
Aprendo il libro a caso

Aprendo il libro a caso…
Un canto ad altro canto mi rimanda
una parola a parola;
ti porta altrove il viaggio
non sai di camminare nel limo
in bilico su rocce sul baratro di scavi.
Sgraniamo bacche al mirto fiori
sfioriti cogliamo a quelle forre.
… Per uno che soccombe per cento
moltiplica la vita e trova forme
e s’ostina ad occupare gli spazi
non è che una scintilla
e s’apprende agli sterpi
e in fiamme s’espande, s’attizza
di putridi fetori d’acquitrini
non è che tono incerto ma
presto si trasforma in una sfida
canora nel mistico golfo del roseto
non è che macchia d’acqua eppure, vedi,
scintilla sopra quel basso tetto di bitume.

 

Annamaria Bracale
Dal cuore della Terra, con saggio di Sandro Allegrini.
36 pp., formato 17x24, ISBN 88-88849-00-9 € 6,00
Premio Mario Soldati 2004

[...] una forma di oratorio postmoderno ed epocale che considera il "cyberspazio" come luogo di meditazione individuale ed insieme collettiva, "un rifugio dagli orrori del mondo", per formare un'orchestra umana[...]
(Maria Grazia Lenisa)

Onda di un secolo svanito hai lambito sponde di pianeti ignoti cercando vite nella risacca formule nuove a interrogare il cuore dell'unica Madre Terra stupenda straziata Terra.


La Cantata sacroprofana in Anno Domini 2000 di Anna Maria Bracale è innanzitutto un credo profondo nella vita e nelle sue infinite risorse; è un poema epocale di straordinaria bellezza che abbraccia il Pensiero universale: la Vita l'Anima la Creatura umana Dio l'Io l'Arte e può molto di più dei tomi della filosofia, riallacciandosi alla concezione parmenidea che la poesia è cuore di tutte le arti. Il discorso poetico si articola nell'intrecciarsi di idee e di immagini toccando queste parole-chiave, tappe del cammino verso la Trascendenza. L'interrogativo è nel centro della creatura umana: dubbio, ricerca, aneliti. Il poeta, in mancanza di risposte, scava, approfondisce, tenta di avvicinarsi alla Verità, lavorando sulla Parola e sulla sua bellezza.
Maria Grazia Lenisa

Il poemetto L'affondamento del Kursk di Anna Maria Bracale è straordinario e travalica il senso dell'occasione. Partecipa al dramma universale, dato che dietro ogni bellezza c'è solo crudeltà ed orrore. È un De profundis che accetta il commento umanissimo dell'Autrice e assai meno le disquisizioni di firma in loco, per non dare priorità al significato letterario pur esistente.
Maria Grazia Lenisa

Il poemetto polifonico Come Zarathustra di Anna Maria Bracale è un piccolo capolavoro di luce, di pensiero, ha la precisione e la grazia di una freccia che colpisce nel centro. Mi sembra un inno generazionale, una preghiera nuova e antica, è tecnicamente nuovo nel rifarsi all'antico, è voce del terzo millennio. L'introduzione completa il lavoro con consapevolezza critica, quella che viene dopo un testo profondamente ispirato e visionario.
Maria Grazia Lenisa

MODERNITÀ E LIRISMO NELLA POESIA DI ANNA MARIA BRACALE

La poesia di Anna Maria Bracale - che pure non ignora la lezione dei grandi classici - presenta connotati di straordinaria modernità, tanto da piegarsi ad esprimere contenuti legati alla contemporaneità, senza però incagliarsi nelle secche della semplice poesia "d'occasione". È in questa prospettiva che credo vadano lette alcune sue recenti composizioni, come Cantata sacroprofana in anno domini 2000, nata come performance poetico-musicale e presentata al Convegno torinese Poesia è libertà. L'impostazione interdisciplinare, connaturata alla formazione artistica e culturale dell'Autrice - la quale, congiuntamente, possiede qualificate attitudini poetiche e spiccate competenze musicali - fa sì che la poetessa possa raggiungere esiti di raffinato lirismo. Così ci avviene di rintracciare nei suoi scritti, piuttosto che una semplice novità, un inusuale ritorno al classico, una riduzione del molteplice ad unità, che esalta il "messaggio" grazie alle potenzialità sinergiche della parola e della musica. Penso, come parametro di riferimento, all'antica lirica greca, ove il poetare non era mai disgiunto da una partitura metrico-prosodica, che della musica si sostanziava, fino ad essere semplicemente definibile come "canto". I contenuti proposti dalla Bracale non si limitano al compiacimento autoreferenziale, ma varcano agilmente la soglia della soggettività e si librano verso più ariosi orizzonti, facendo appello ai valori eterni ed universali della Fede, della Vita, dell'Arte e dello Spirito. L'aridità della terra (arsura di risaia, desertificazione), pare richiamarsi alla nostra coscienza, assimilabile ad un deserto dal quale dobbiamo sforzarci di uscire, in nome dell' incomprimibile forza della Vita, esaltata da un ispirato canto di speranza (ma qui cadrà altra pioggia / già sento nell'aria odore d'erba bagnata). E l'incontro con Dio potrà avvenire avvertendone la presenza immanente in tutte le sue creature (…così nel cercare / i segreti del mondo si può incontrare / DIO), nel Cosmo che è, in quanto "ordine" estetico ed etico, anche bellezza e moralità. Così in DIO scopriremo l'IO in Esso contenuto, che ne costituisce la traduzione fenomenica, in nome di quella "circolarità" per cui tutto la Lui viene e tutto a Lui ritorna. L'Arte si fa, in tal modo, strumento di elevazione morale e pedagogia spirituale, aiutandoci a discernere la strada del Giusto, del Vero e del Buono, per quanto disorientati dalla confusione dei linguaggi, dal delirio del consumo, che reifica le coscienze e ci allontana dalla nostra più autentica ed intima vocazione spirituale (Tu, Voce dell'Invisibile e del Silenzio / puoi dare il «la» a quel coro e al mio «a solo» / un tuo sussurro qui sarà fragore: / coprirà l'inutile frastuono che / più ci allontana da tutti i paradisi). Sulla stessa lunghezza d'onda - e con non minore intensità - Anna Maria Bracale «canta» la morte dell'equipaggio del sottomarino russo, inabissatosi nelle gelide acque del mare di Barents, in L'affondamento del Kursk. Nel doloroso "poema del mare", la tendenza alla lirica soggettiva della Bracale si "oggettivizza", fino a pervenire a forme di lirica corale, con andamento dialogico mutuato dalla tragedia greca. In questa tragedia dei nostri tempi, la iùbris della quale l'uomo moderno si è macchiato è stata, forse, la folle presunzione di poter dominare gli elementi o controllare gli eventi. Così l'amaro destino di un' ananche inflessibile va a colpire tanti involontari «Ulisse» (costretti ad essere eroi) puniti con la solitudine e la morte (solitari viandanti / nelle gelate viscere del mare / soffrono la pena orribile / di una solitudine abissale / in quell'angusto scafo / che, non guscio di conchiglia, / più della stessa acqua li imprigiona). Nel tono solenne dei settenari e degli endecasillabi, riscopriamo il dantesco "infin che 'l mar fu sovra noi richiuso". Ma a questa chiusura corrisponde specularmene l'apertura di nuovi confini (Il sipario calato sugli abissi / si apre alla platea del cosmo), ai quali gli uomini si affacceranno in mutate forme: Varcata la soglia di altra vita / o di un sogno più grande / o sponda dello stesso fiume / emergiamo, forme prive di forma / non diversi dalla stessa spuma / o da forza dell'acqua… Così l'uomo «s'inciela», «si espande», «si accosta all'Idea» e può esclamare "SEI IN ME / SEI ME / SEI", riconoscendo la propria parte divina, individuando una piena identità tra il sé e l'Idea, comprendendo che il Divino è una spirituale, ma non per questo meno «concreta», Realtà. Come nella tragedia antica, la catarsi coincide con un processo di «purificazione», con l'acquisizione di una superiore certezza, con la consapevolezza che oltre "questa" vita è lecito attendersene un'altra, che si colloca in una dimensione di pura spiritualità. E anche noi - come lo spettatore dell'anfiteatro greco - torneremo a casa migliori, una volta scoperta la difficile strada dell'elevazione. Certamente un pregio fondamentale del poemetto sta nell'aver colto la contemporaneità, facendone occasione di canto, ma riuscendo anche a storicizzarla e insieme a volgerla verso percorsi poetici, che la sublimano, rendendola universale e atemporale. Ma non va sottovalutato anche il messaggio di forte umanità che pervade la poesia della Bracale e che ritorna costantemente nella sua produzione. La sua sensibilità di donna e di intellettuale la fa infatti sentire intensamente coinvolta in ogni vicenda dolorosa che tocchi non solo l'uomo, ma tutto il creato. Penso alla splendida "Per la morte di una stella" (da "La città delle comete") ove la fine dell'astro la scopre più triste e più sola: Solo il poeta, unico erede / degli antichi astronomi di corte / ne conta una in meno / e si duole e si sente più solo. Ma la composizione in cui le caratteristiche del lirismo e della modernità si fondono in modo spiazzante e in misura imprevedibile è il poemetto Arcipelago.www. In questo scritto s'invera la poetica che Anna Maria espone, con assoluta chiarezza, in "Poetare" (ancora da "La città delle comete"). Ella parla, infatti, non solo dell'operosità del poeta, dell'autogratificazione che proviene dalla scrittura, del "sudore" del labor limae, ma dichiara esplicitamente di ostinarsi a scrivere contromano e controvento, / …/ e badando a prendere distanze / da quanto già fu scritto / e ancora più detto / un poco fabbro e un po' demiurgo… In tutta franchezza, non so a chi mai potesse venire in mente la sfida di svolgere un argomento così moderno e complicato: ovvero tentare poeticamente un tema come quello internettiano (del quale - in altre forme - fin troppo si discute, ma non certo in chiave di "lirica su musica"). È una prova dell'ardimento e dell'originalità della scrittrice, che molto ha rischiato e che si mostra capace di sgomitolare percorsi poetici partendo da argomenti di stringente attualità. Ed è interessante non solo il componimento in sé, ma anche la "filosofia" che lo sorregge e le idee che consentono al comune lettore e al critico di tentare interpretazioni, avanzare ipotesi di lettura, cercare motivazioni, porre e porsi interrogativi. Fin dal titolo, già il termine "arcipelago" suggerisce la decisa intenzione dell'Autrice di spingersi verso l'avventura, senza però rinunciare ai propri punti certi d'approdo, volendo forse alludere al timore di smarrirsi, al bisogno di tentare il "nuovo" senza denegare il proprio percorso di formazione. Non a caso, la metafora della navigazione sta anche nel timone che costituisce il "logo" di Netscape Navigator, uno dei più diffusi browser, o "sfogliatori" di pagine ipertestuali. Ma l'analogo concetto di viaggio e di avventura sta nel browser (commercialmente vincente) della Microsoft, che si chiama Internet Explorer, ovvero Esploratore. Insomma, la Bracale vuol forse dirci che il viaggio, l'esplorazione, l'avventura, hanno valore in sé e che possono servirci a conoscere meglio il mondo interiore, non meno che la realtà sensibile. La metafora della "rete" è a sua volta affascinante e si colloca su un versante polisemico: potrebbe infatti alludere alla realtà che, come una gabbia, ci tiene prigionieri, impedendoci di elevarci per scoprire orizzonti più vasti, ma potrebbe anche accennare al tentativo di evadere dalle maglie della costrizione, al desiderio di sbrogliarci dalla tela di ragno che ci avviluppa. Ma la "rete" di comunicazione ha anche tanti "nodi", ovvero punti di scambio e di contatto e - come la poesia - è capace di "spedirci" verso realtà inimmaginabili e misteriose, con tanti link che "clicchiamo" per caso e che ci collegano a punti imprevedibili e stimolanti, come le sinapsi cerebrali in perenne attività. È lo stesso concetto di ipertesto - che sta alla base della logica esistenziale di Internet - a suggerirci l'opportunità di una "navigazione" non sequenziale, ovvero non strutturata e predeterminata. Come dire che gli eventi della vita, così come le esperienze, le acquisizioni, le vittorie e le sconfitte, sono figli del Caso, anche se tutto questo ci spaventa e preferiamo appoggiarci al rassicurante concetto dell'homo faber. Insomma: la struttura non sequenziale è sinonimo di libertà o tale a noi appare, in quanto ci muoviamo in un Universo che ci sembra libero poiché non ne conosciamo la forma, la struttura e i confini, tutti elementi perfettamente chiari a chi ha programmato il complesso delle pagine. E se fosse una metafora del concetto di "libertà condizionata" ad opera di un Demiurgo che ben sa i limiti e i percorsi? Se il nostro "libero arbitrio" trovasse paletti impalpabili ma certi? E poi: questa virtualità di Internet è una "fuga dalla realtà" o non piuttosto una full immersion in essa? E, infine, la multimedialità, l'associazione di elementi visivi, sonori, grafici, testuali, non è perfettamente coerente col taglio interdisciplinare dei poemetti della Bracale? Ritengo proprio di sì. Certo è che il Web, come la Poesia, conosce differenti e innumerevoli percorsi, come ci mostra lo scritto in questione, che riesce a trattare il tecnologico senza farsene "contaminare". La complessità delle "rotte" internettiane è in realtà, come la poesia, costituita da unità semplici: gli elementi più complessi si valgono dei semplicissimi componenti del codice binario o esadecimale, come la poesia più alta si vale delle unità fonematiche minime. La tecnologia, i chip, i linguaggi di programmazione in cui sono "scritti" gli applicativi e codificati i files di lavoro, costituiscono quello che la fonologia, il lessico, la grammatica e la sintassi sono per un testo letterario. Insomma: ho proprio l'impressione che il Web e i suoi percorsi siano, per l'Autrice, una metafora - ardita ma trasparente - della Poesia. Tutto ciò premesso, l'esegesi dello scritto "scivola" senza possibilità d'equivoco. Nel Prologo si dice che la multimedialità è magica e affascinante (L'io non vide mai / un luogo così bello / dove facile diventa / qualsiasi invenzione), al punto che l'utente perde i normali referenti della logica fino a non sapere più se è nato veramente / se morire è rinascere / se vivere è sogno. Più oltre, il Net viene definito come ansia di comunicazione, strumento di ricerca e d'interlocuzione, con la precisazione (ironica o convinta?) che Nel Web ciascuno è timoniere del suo viaggio. Incontrarsi è come formare un'orchestra di strumenti umani, con la capacità di perdersi e trovarsi (lost and found), di associarsi o di dissociarsi, in una fluidità magmatica inarrestabile e affascinante, magica e misteriosa. In Rete tutto sarà sinergizzato e ripartito (non a caso si cita l'URL di San Francisco, che, come tutti gli "indirizzi", è utile a distribuire uniformemente le risorse), al fine di giungere ad una reale condivisione (di cultura, di conoscenze, di sentire). Nella rete è possibile ricevere la mail di un'amica in vacanza, che ci descrive la bellezza del paesaggio, come è facile "incontrare le persone" per la prima volta. Il Mouse e la tastiera sono i tecnologici strumenti di un moderno tam-tam. In chiusura la poetessa cita due versi di Papa Wojtyla: Le azioni umane hanno rive spaziose / non puoi costringerle a lungo dentro un alveo ristretto; poi, nel finale, la prima e la seconda voce esclamano: Uomo, gioisci delle tue possibilità di andare oltre: / il tuo mito è immortale, ove c'è tutta l'ammirazione per il progresso, inteso anche come esaltazione dell'umana intelligenza, della divina fiaccola che ci anima, di quell'IO che è compreso nella parola DIO. Poesia di fede? Poesia, certamente, di affidamento, di formidabile fiducia nelle umane potenzialità. Anna Maria Bracale - poetessa di stile sapiente e di profondo sentire - è consapevole del fatto che non si può più scrivere chiudendosi rigidamente nelle forme convenzionali, codificate (ma anche usurate) dalla tradizione. Ella sa, inoltre, che è possibile "fare" e "trovare" poesia in ogni cosa, pure nei percorsi labirintici, deliranti e imprevedibili del Web, anch'esso opera dell'ingegno, della sensibilità, della creatività dell'uomo. Esattamente come la Poesia. (Sandro Allegrini, 10 febbraio 2004)

Sandro Allegrini ha pubblicato numerosi contributi di tipo storico e filologico che abbracciano il periodo classico e quello della tarda grecità, con marcate competenze nel campo della paleografia e della tradizione manoscritta. Ha partecipato alla ricerca del C.N.R. "Didattica del latino". Si occupa di dialettologia, pedagogia, letteratura, collaborando al periodico "Il ponte" sul quale è presente con oltre centocinquanta pubblicazioni. Collabora a TFR, Rivista di Umorismo, Satira ed altro, Perugina, Effe Editore. Coltiva particolari interessi nel campo della poesia. Ha pubblicato decine di saggi e studi su scrittori italiani e stranieri.

novità | chi siamo | musica | letteratura | varia | cd | carta per musica | distributori | ordini | contatti | home

Giancarlo Zedde Editore, via Duchessa Iolanda 12, 10138 Torino - Italy. Tel (0039) 011 4331241 fax 011 19790468 info zedde

top/torna su