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Tiziana Catenazzo
Poesie al figlio perduto, 68 pp., ISBN 978-88-88849-50-8, GZ88,
€ 10,00

Questi versi denunciano l’ipocrisia famigliare e l’ignoranza, il dolore materno di un legame reciso, ma anche l’impotenza della giustizia, che non riesce a proteggere i legami più profondi. A questo si aggiunge l’assenza dell’amicizia solida e coraggiosa fra donne, le quali tanto e bene potrebbero fare, le une per le altre. Oggi, a Torino, sono ancora possibili le storie di amara sopraffazione che colpiscono madri e figli: in questo caso, il figlio è subdolamente allontanato dalla madre e convinto all’odio, al rancore, alla rabbia e alla paura paterni. I padri protagonisti, malati e sterili, che per anni si esercitano a perfezionare la loro aggressione e la vendetta contro le donne, ancora esistono. Esistono e agiscono. Unici rimedi, per le madri, la poesia resistente e la cura.            


« Con queste poesie voglio r ecuperare mio figlio perduto»

Tiziana Catenazzo è docente di Lettere e giornalista. È madre di tre figli. Strenuamente e serenamente, affida alla parola  l’analisi del vivere quotidiano, che non è mai conclusa e sufficiente, con il sapore-odore del privato che si annida nell’incavo degli occhi e il presente?inerte, eppure giovane e vivo, dei?giorni. Ama Bach e Dürer, le conversazioni irragionevoli e precipitose, le donne eleganti, il suo maestro Bárberi Squarotti, poeta, e la vita, quando gli eventi più inattesi e inversi tornano.


Una separazione che sfocia nella vendetta, con l'ex marito che veste i panni della vittima, e i genitori di lei , che si coalizzano con il genero e allontanano il figlio piu' grande dalla madre. Non importa se l'affidamento e' congiunto. I nonni si prendono il nipote, colpevolizzando la madre, mentre il padre ha tempo e modo di costruire intorno al ragazzo una fitta trama di odio e di incomprensioni. Cosi' una madre perde il figlio e il figlio perde la madre. Non serve che la madre cerchi instancabilmente il ragazzo - divenuto ostile, sfuggente -, non c'e' nulla da fare. Neanche la giustizia puo' sostenerla. Tiziana CATENAZZO, torinese, docente di Lettere e giornalista (responsabile di un ufficio stampa istituzionale), ha fermato in delicatissimi versi l'amore, il dolore, il ricordo, la speranza, i gesti, le immagini e le sensazioni che compongono il mosaico dell'assenza di Niccolo'. «POESIE al figlio perduto» e' il titolo della raccolta pubblicata da Giancarlo Zedde: 31 liriche dedicate «ai padri», con una presentazione di Maurizio Crosetti e una prefazione del professor Vincenzo Jacomuzzi. Liriche attraverso le quali ogni madre puo' facilmente immedesimarsi nella dolorosa malinconia della perdita, del dialogo spezzato, della quotidianita' negata: un piccolo libro coraggioso che leghera' madre e figlio. Tiziana CATENAZZO (autrice, pochi anni fa, di una prima raccolta di POESIE «Amore osceno») immagina che i suoi versi possano andare «in aiuto». «Testimonio il ''mio'', affinche' ad altre donne - spiega - questo lavoro si riveli utile, e perche' intorno al bene dei figli finalmente si smuovano le cose. Siamo a Torino nel 2010, eppure una mentalita' arcaica, e l'arroganza degli uomini, e' in grado di recidere legami e affetti sacri e potentissimi senza che le madri possano muovere un dito. Certo, possono chiamare la polizia e pretendere il ritorno a casa del figlio. Ma se il ragazzo il giorno seguente scappa per obbedire ai desideri di altri, o anche solo per l'incoscienza dell'adolescenza, il giudice forse lo chiamera', e appurando che il ragazzo desidera rimanere dai nonni, lo lascera' con loro. Cerchera' di capire come siano andate davvero le cose? Difficile. Lo aiutera' a capire se altri l'hanno convinto ad allontanare la madre, e in cambio di cosa? Quasi impossibile». Per l'insegnante-giornalista «resiste, intorno alle donne che tradiscono e lasciano il marito, una coalizione all'accusa. Le donne, anche se lasciano il marito evidentemente per delle ragioni, passano poi la vita a giustificarsi. Quel che e' peggio e' che non solo veniamo circondate da atteggiamenti di biasimo, piu' o meno consapevoli, ma siamo costrette a subirli anche all'interno del sistema di tutela e di giustizia. Non contano, non abbastanza, le sopraffazioni, le umiliazioni e le violenze. Le nostre ragioni non contano mai abbastanza». E il tutto si riflette sui figli. «Ho aiutato tanti ragazzi con problemi di disagio, di inserimento scolastico, ma per mio figlio, al contrario, vengo costretta all'immobilita', non posso fare nulla». «POESIE al figlio perduto», Giancarlo Zedde Torino, si trova da Torre di Abele, Arethusa, Paravia, Zanaboni.

30-07-2010, STAMPA, TORINO, pag.57




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