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Francesco Rodolfo Russo,
Il nome del padre, 220 pp., ISBN 978-88-88849-45-4, GZ80,
€ 15,00

La rivelazione di una madre, il nome di un personaggio shakesperiano, una fotografia e una lettera soppressa dell’alfabeto greco antico spingeranno una ragazza a seguire le tracce del padre mai conosciuto. A guidare la giovane Juliette Le Guen nella ricerca del genitore saranno alcuni segni e l’aspirazione a conoscere una verità a lungo taciuta.

Tra la Liguria, il Piemonte e la Toscana, incontrerà alcuni degli appartenenti al misterioso gruppo «Stigma» ritratti nella foto.

Tuttavia la verità, inseguita e proclamata dai vari personaggi, apparirà talmente enigmatica da manifestarsi come punto di vista, rischiando quindi di scomparire.


«Il nome del padre»
di Michele Carlucci

Il romanzo parla della giovane Juliette sulle tracce del padre mai conosciuto.
Al termine della lettura l’Autore non rivela il nome, però ne sono finalmente a conoscenza la protagonista, cui è stato rivelato da un’amica della madre, e suo nonno, che si è fatto un’idea interrogando quattro ex giovani presenti in una foto con tre ragazze tra cui Madeleine la madre di Juliette.
È proprio da questa vecchia foto sul cui retro è scritta la parola Stigma (nome d’arte dei giovani ritratti in foto che esercitavano varie arti) che partono le indagini prima affidate a una Agenzia che non approda a nulla e poi svolte dalla stessa Juliette e del nonno per vie diverse e a reciproca insaputa.
Il silenzio dell'autore è una scelta per lasciare ampia libertà al lettore di farsi l’idea che gli parrà più veritiera. A confondere le idee è proprio la madre di Juliette, Madeleine, che prima di morire descrive alla figlia un uomo che assomma le peculiarità di tutti i migliori giovani da lei conosciuti in gioventù. Alla fine torna a galla sempre quel benedetto nome di scena (Mercuzio) attribuito al “padre”, perché interprete di quella figura nell'opera teatrale shakesperiana Romeo e Giulietta.
Il romanzo è avvincente dalle prime pagine e invoglia a correre verso la conclusione ma attenzione a non cedere alla tentazione di saltare un po’ di pagine ogni tanto perché (l’ho collaudato) si è costretti a tornare indietro per l’adombramento di alcuni passaggi. Si comprende subito che il lettore deve fare il detective ed è questo il grande merito dell'Autore: coinvolgere il lettore a tal punto da farne il vero protagonista del romanzo nel ruolo appunto del detective.
Chi scrive si è divertito a fare il detective anche per scoprire il profilo dell’Autore appena accennato in controcopertina (scrittore, conferenziere, direttore di collane di narrativa). Il Russo è uomo esperto di varie mitologie, di simbologia, di mobili antichi, di geografia, di arti figurative e letterarie, di latino e greco.
Dalla ricca articolazione dei dialoghi si può dedurre che l’Autore è amante dei rapporti umani intensi e sinceri. La sua passione per la cultura raggiunge l’apice a pag. 218 dove è riportata la teoria secondo cui Shakespeare per alcuni studiosi fu l’italiano Giovanni Florio che per via materna appartenne ai Crollalanza = scrolla lancia = Shakespeare in inglese.
da «L’Atra Molfetta» – Anno XXVI n° 6 – Giugno 2010


Un libro da leggere con attenzione
«Il nome del padre»
di Piera Savio

Passato, presente e futuro si intrecciano inesorabilmente nell’ultima fatica letteraria dello scrittore piemontese Francesco Rodolfo Russo, edito da Giancarlo, Zedde. Autore già affermato in questo romanzo «Il nome del padre», ancora una volta sa descrivere con un linguaggio di rara bellezza e purezza lessicale una storia particolare. Quella di una ragazza che vuole trovare il padre. Padre che non ha mai potuto conoscere perché la madre così ha voluto. Una vicenda che si svolge fra la Francia nelle bellissime valli dello champagne e l’Italia, la Liguria, dove un gruppetto di giovani ama discutere di politica e filosofia. Juliette, questo è il nome della protagonista, dalla madre Madeleine in punto di morte riesce a scoprire solo che il padre è italiano e che il loro matrimonio è stato impedito dal nonno. Juliette inizia la sua caccia, in mano ha due indizi una foto che ritrae la sua mamma in compagnia di 6 amici e sul retro una scritta Stigma. Una ricerca affannosa per arrivare una verità difficile a lungo tenuta nascosta. Una verità che è figlia dei tempi e che una volta trovata consentirà al presente di scorrere con più certezze. «Il nome del padre» è un romanzo da assaporare lentamente, su cui riflettere. Ci si può perdere nelle descrizioni paesaggistiche, così come tuffarsi nei destini di questi personaggi. Personaggi veri. Con un’anima.
da «La Nuova Periferia» – n° 21 – Mercoledì 26 maggio 2010


LA VERITÀ È FIGLIA DEI TEMPI

di Angelo Caroli

È la storia di Juliette, ragazza francese ed erede di un impero che produce champagne a Reims. La giovane si reca in Italia alla ricerca di un fantomatico padre. Madeleine è sua madre e prima di morire le rivela che suo padre è un italiano conosciuto durante una vacanza estiva trascorsa al mare con due amiche. I giovani si amano ma non si possono sposare perché il padre, a detta di Madeleine, respinge il pretendente sostenendo che la figlia è partita per il viaggio di nozze.
Dopo la morte della madre, Juliette va a casa del nonno e lo accusa di non avere un padre per colpa sua. Il vecchio si difende affermando che in tutti quegli anni non è mai riuscito a farsi dire dalla figlia il nome dell’uomo e che quello la figlia è falso.
Juliette non si rassegna, vuole cercare il padre a tutti i costi perciò chiede aiuto al nonno il quale le consegna una foto trovata in mezzo alle carte di Madeleine. Nella foto sono ritratte tre ragazze, tra cui la stessa Madeleine, e sei uomini. Sul retro una sola parola: STIGMA. Grazie all’aiuto di un amico giornalista, Juliette scopre che Stigma è il nome di un gruppo di amici italiani che ama discutere di letteratura, filosofia, arte… e che si incontrano non lontano da Albenga.
Comincia per Juliette la ricerca del padre, un progetto che le farà conoscere gli uomini della foto ma non le consentiranno di approdare a una conclusione. Infatti la madre, per descrivere il padre, mescola le caratteristiche fisiche e caratteriali di ognuno di loro. Quando la giovane si rende conto che nessuno di loro ammetterà di essere il padre, gioca un’ultima carta e si rivolge alle amiche ritratte nella foto.
In contemporanea il nonno contatta i componenti dello STIGMA chiedendo di poterli incontrare in modo da scoprire la verità. Il meeting si risolve con una sconfitta perché nessuno si fa avanti. Ma quando rientra in albergo, incredibile ma vero, il padre si rivela.
Nello stesso tempo Juliette scopre la verità dalle amiche della madre e ogni tessera torna al suo posto.
«Il nome del padre» dello scrittore piemontese Francesco Rodolfo Russo è un ponte che collega un passato travagliato e un futuro che potrà essere tale solo se i protagonisti sapranno dare certezza al presente.
Il libro è scorrevole, con riferimenti che lo rendono interessante anche sotto il profilo storico e ha passaggi di vera suspense. Può essere letto da uomini e donne di ogni età perché offre della vita una visione molto ampia e perché, come dice Madeleine alla figlia, “veritas filia temporis”, la verità è figlia dei tempi.
da il «Corriere dell’Arte» Anno XVI – n° 10 – Venerdì 19 marzo 2010


Francesco Rodolfo Russo è conferenziere, organizzatore e animatore culturale. Ha collaborato con diverse case editrici e, per una decina d’anni, ha diretto la collana di narrativa per la scuola «L’Agrifoglio». Scrive su periodici e settimanali e alcune sue opere letterarie sono riportate su giornali e antologie, adattate per recital e rappresentate sulla scena.
È autore di manuali scolastici, libri di poesia e narrativa.
Tra le sue numerose opere: Alle Vostre Eminenze (1980), Prima di Sìloe (1990), Secondo Noi… (1992), Ombra PasseggeraIl lupo, Pinocchio e Gaalad (1997), Margherita è anche un fiore (2002), La mansio di Glesia (2004, 2006, 2008), Prima di entrare eri già qui (2006), L’ospite imprevisto (2007) e il romanzo collettivo Il colpevole è Maigret (2008).

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