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«Acropoli» è la cascina, collocata su un rilievo arrotondato in un luogo non specificato, dove un pellegrino, proveniente da chi sa dove e diretto verso una meta indefinita, arriva e trova momentaneo rifugio.
Sotto la neve, che scende copiosa, tutto appare statico, ma è soltanto un’impressione. Infatti, i personaggi, sebbene con tempi e modi diversi sapranno trarre beneficio dalla casualità dell’incontro. Gli ospiti, usciti dal letargo interiore, si apriranno al confronto. Ognuno scoprirà una parte di sé e aiuterà l’interlocutore a osservare la vita con occhi nuovi.
L’editore Giancarlo Zedde di Torino propone una novità letteraria per gli appassionati dei viaggi dell’anima e della psiche. Si tratta de “L’Ospite imprevisto” (pagg. 165, euro 15,00) di Francesco Rodolfo Russo, autore non nuovo all’introspezione psicologica, alla spasmodica ricerca di Significato, alle ragioni ultime del cammino che ognuno, misteriosamente, è chiamato a compiere.
Nella sua ultima fatica editoriale è proprio il “cammino del viandante” ad animare il romanzo: un viandante, un pellegrino, un ospite che imprevisto giunge in una stupenda cascina collocata su un rilievo arrotondato, in un luogo non meglio specificato…
La cascina si chiama “Acropoli”, e i suoi abitanti sono un ex medico e la sua bella famiglia, tutti più o meno innamorati della campagna, dei boschi, del silenzio che trapela specie quando d’inverno la neve cade copiosa. Ma la bellezza maestosa della natura non riesce ad occultare sino in fondo i problemi della vita, che appaiono, a chi sa scrutarli, nella loro drammatica miseria. Tutto dunque sembra statico, ma è soltanto un’impressione: i personaggi, sebbene con tempi e modi diversi, sapranno trarre beneficio dalla casualità dell’incontro.
Mentre sulle prime l’“ospite imprevisto” sembra sul punto di inserirsi negativamente nei fragili equilibri familiari, esercitando un fascino al limite del consapevole narcisismo, alla fine è proprio lui che riesce a scoprire la chiave di volta della ritrovata felicità (o serenità?) coniugale. E’ la chiave che consente il confronto costruttivo nella famiglia che lo ospita: genitori e figli, usciti dal letargo interiore, si apriranno l’un l’altro. Ognuno scoprirà una parte di sé e aiuterà l’interlocutore ad osservare la vita con occhi nuovi.
Naturalmente, sul più bello, quando la missione è compiuta, l’“ospite imprevisto” sparisce, misteriosamente come è comparso.
Sarà ancora una volta il ricordo gelido del suo bimbo morto a portarlo via, a farne un viandante, un ospite in cerca di un rifugio che sia sempre e solo temporaneo; o forse solo un pellegrino dello spirito. Sempre in cammino verso quell’ ”Acropoli”, dove finalmente Significante e Significato coincidono: “…Di là, nell’aria netta, sarebbe stato Amore. Nel giardino degli angeli non sarebbe stato un ospite imprevisto …”.
Roberto Cavallo «Il Corriere del Sud», N. 7 - 5 giugno 2008)

Corriere Avis, n. 3, maggio-giugno 2008
L’ospite imprevisto
La neve ostinata, un gatto randagio
È come assistere a un sipario che si spalanca. Una donna entra nel soggiorno di una grande casa dopo aver oscillato a lungo e lentamente su un dondolo. Si avvicina al marito che è relegato su una sedia a rotelle e i cui pensieri paiono appesi più ai rami degli alberi imbiancati dalla neve che alla moglie. Alcune abat-jour sono accese, Augusto e Barbara si fissano a tratti, anni luce li dividono. La donna legge un libro e sogna, lui aspira con avidità da una pipa. Li osserva, in silenzio, un cane pastore. giocattolo preferito di Carola. La figlia Ida è uscita di casa in bicicletta e tarda a rincasare. Forse è in giro con “quel perdigiorno di Mauro”, sospira la madre con disgusto. Ida, senza volerlo, diventa la chiave di lettura di «L'ospite imprevisto» che Francesco Rodolfo Russo scrive appellandosi a personaggi che vivono in una sorta di fondale dotato di specchi dove ognuno si riflette nell’altro e dove la psicologia e l’introspezione guidano gesti, azioni e parole. Ida inforca una rnountain bike, le ruote affondano nella neve e si bloccano. Un uomo transita, è una presenza clandestina ma anche un aiuto insperato e provvidenziale. Si chiama Giacomo e si offre di accompagnare la ragazza nella grande casa arroccata lassù. Tre chilometri con la bicicletta sulle spalle, una fatica che gli ospiti ricambiano con la cena e una camera per dormire in attesa che la neve smetta di cadere. Ma in quei giorni la neve è ostinata. Giacomo è il “Pellegrino” misterioso, un gatto randagio che dà la sensazione di non avere contatti con il mondo e che comunque bene si inserisce nell’atmosfera cadenzata da muggiti di mucche e crepitare di caminetti. La presenza dell’uomo venuto dal nulla guarisce un “corpo” apparentemente refrattario e che invece è capace, grazie alla sua comunicativa, di riscoprirsi vivo e vitale. L’incontro tra Ida e Giacomo porterà dunque vantaggi a tutti.
Angelo Caroli «Corriere dell’Arte» Anno XIV n° 19 Venerdì 16 maggio 2008
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Natale all’Acropoli
di Alberto Infelise
Sa di neve “L’Ospite imprevisto”. Sa di ciocchi di legna messi ad ardere in un camino attorno al quale le persone si fermano e si lasciano cambiare dalle loro conversazioni il nuovo romanzo di Francesco Rodolfo Russo. Quella che si trova nella cascina “Acropoli” pochi giorni prima di Natale è una piccola comunità di persone arrivate a un punto di svolta: chi deve superare una tragedia, chi un amore opprimente, chi un amore che svanisce. A tratti ci si sente dalle parti di Gianni Rodari: ed è un vero, ristorante piacere.
(da «Metro», 21 dicembre 2007)
Un viaggio interiore alla scoperta del giardino senza tempo per trovare pace e serenità. Finalmente.
L'ospite imprevisto, una favola dolce amara. Triste ma nel contempo rasserenante. Sembra un bisticcio di parole eppure queste sono le emozioni che accompagnano la lettura dell’ultima fatica letteraria di Francesco Rodolfo Russo. Un viaggio interiore che nasce da un dolore impossibile da sopportare. Un viaggio introspettivo per ritrovare il proprio io e nel contempo gli altri. Un uomo che scappa dalla sua disperazione e che cerca nei boschi e nell’antico peregrinare la calma interiore. Una bicicletta guasta l’incontro casuale con una giovane tormentata dalla prepotenza del suo ex ragazzo, fanno del protagonista “Giacomo Pellegrino” l’ospite inatteso. Quando Giacomo entra ad Acropoli, una cascina collocata su un rilievo arrotondato, manca poco a Natale. In tre o quattro giorni, ovvero in uno spazio temporale limitato, sotto una neve che cade copiosa, il pellegrino porta sconvolgimento in quel microcosmo che pare statico ma non lo è. Il dialogo all’inizio è stentato ma alla fine i protagonisti, seppure molto lentamente, escono dal letargo interiore e si aprono al confronto. Confronto che porta alla scoperta del proprio sé e che conduce l’interlocutore ad avere una nuova visione della vita. Il pellegrino appare come un angelo del focolare capace di riportare felicità e serenità. Non fa miracoli ma insegna solo ad ascoltare il proprio cuore.
Piera Savio «la Nuova Periferia», 5 dicembre 2007
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Francesco Rodolfo Russo dorigine leccese, vive a Torino da circa trentanni. È conferenziere, organizzatore e animatore culturale. Ha collaborato con diverse case editrici e, per una decina danni, ha diretto «LAgrifoglio», collana di narrativa per la scuola. Scrive su periodici e settimanali e alcune sue opere letterarie sono riportate su giornali e antologie, adattate per recital e rappresentate sulla scena.
È autore di manuali scolastici, libri di poesia e narrativa. Dei ventuno libri editi ricordiamo: Alle Vostre Eminenze (1980), Maschere (1987), Play Book (1989), Prima di Sìloe (1990), Secondo Noi
(1992), Il regno delle scale (1996), Ombra Passeggera Il lupo, Pinocchio e Gaalad (1997), Margherita è anche un fiore (2002), La mansio di Glesia (2004), Prima di entrare eri già qui (2006).
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