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Francesco Rodolfo Russo,
La mansio di Glesia, 160 pp., ISBN 88 88849 03 3, GZ38,
€ 12,00

Siamo nella seconda metà del XII secolo. Il templare Gualtiero, in profonda crisi spirituale sul significato della sua missione in Terra Santa e sull'eventualità di proseguirla, vorrebbe consegnare le armi e dedicarsi all'ascetismo. Il suo superiore allora, conoscendo il valore del cavaliere e intuendone il tormento interiore, gli propone un periodo di riflessione destinandolo, con l'incarico di Praeceptor, all'organizzazione della mansio di Glesia. Lasciate quindi le terre infuocate d'Outremer, il templare raggiunge la mansio dove trascorre un'esistenza quieta fino a quando, nei pressi della grangia di proprietà dell'Ordine, è trovato un corpo privo di vita.

Recensioni

Un Libro Al Giorno

Delitti e misteri nella dimora dei templari

Nella rigogliosa pianura di Ingaunia, una prospera dimora dei templari, la Mansio di Glesia, rappresenta un baluardo spirituale e un punto di riferimento politico per i contadini e gli allevatori del contado. Ma è anche crocevia culturale, dove i monaci guerrieri affinano l'arte della conoscenza delle erbe, si dedicano allo studio, consentono a un moro convertito, Al Assad, di inserirsi nel disegno provvidenziale del dio cristiano. Questo lo scenario che fa sfondo al Romanzo di Francesco Rodolfo Russo, "La Mansio di Glesia", che segue le vicende e le alterne fortune di Gualtiero, cavaliere votato alla "militia Christi" che diviene appunto "praeceptor" della dimora fortificata dei Templari di Glesia e si trova alle prese con un'inquietante sequela di delitti. Un racconto che ambisce dunque alla dignità di un romanzo storico - numerosi, durante la lettura, gli inserti storiografici che aiutano, attraverso una paziente ricostruzione dei dettagli, a penetrare nella vita quotidiana dell'epoca - ma che ricorda molto anche le dinamiche tipiche del racconto giallo, con un "investigatore" che attraverso il ragionamento, il vaglio minuzioso delle ipotesi, le conversazioni serrate a caccia d'indizi, riesce alla fine a venire a capo dell'ingarbugliata matassa. Nel nostro caso l'inquirente è fra' Gualtiero, alle prese con il ritrovamento di un cavaliere assassinato di cui lui solo conosce la vera identità. L'indagine che seguirà non sarà solo basata sull'analisi dei dati oggettivi, ma sarà anche un cammino interiore, un modo per leggersi dentro, per mettere alla prova quel lato oscuro dell'animo che, soprattutto in chi sceglie la via monastica, è sempre fragile e senza difese dinanzi alle "tentazioni" che provengono dal mondo esterno. Un percorso che sarà coronato da successo. L'episodio del primo delitto e gli altri che seguiranno sono destinati a turbare quella pace e quella serenità essenziali per tornare con rinnovato equilibrio ai doveri quotidiani al servizio della propria fede. "Una pace - è il commento finale che risuona nell'animo del protagonista - austera, realizzata nella semplicità delle occupazioni, neòlle preghiere sussurrate, nell'idillio tra uomo e natura". Questo romanzo non è la prima fatica letteraria di Francesco rodolfo russo, che ha già pubblicato libri di poesia e di narrativae che dal 1996 dirige "L'Agrifoglio", collana di narrativa per la scuola. Collabora con periodici e esttimanali e alcune sue opere letterarie sono riportate su giornali e antologie, adattate per recital e rappresentate sulla scena. (Annalisa Terranova, «Secolo d'Italia», 1 febbraio 2005)


“La mansio di Glesia” di Francesco Rodolfo Russo
PAGINE VIBRANTI AVVOLTE
IN UN’ATMOSFERA MEDIEVALE
Le indagini di Fra Gualtiero detective ante litteram

I templari trascinati dal destino. Travolti dal destino.
Uno di loro è ferito in battaglia ed è in pericolo di vita. Ed ecco che il delirio sconfina nel tormento. Gualtiero sembra confessarsi davanti a se stesso. Sotto lo sterno riscopre il passato, quando prende gli abiti e diventa monaco. Quando il suo spirito è incontaminato ma è obbligato a scegliere. La vita, talvolta, propone bivi di fronte ai quali sarebbe opportuno non scegliere. L’ardore è comunque la pulsione che sospinge fra Gualtiero a unirsi ai templari, i Christi milites. Il martirio è la più grande gratificazione che possano ricavare dalle loro gesta. Lo sanno. E sanno che per evitare la morte è a loro consentito l’uso legittimo delle armi.
Ed è forse su tale dettaglio che il torinese di adozione Francesco Rodolfo Russo gioca per spiegare e giustificare i ripensamenti di Gualtiero. Il delirio porta consiglio e il monaco prende coscienza di un’opzione che ritenne a suo tempo giusta e che oggi rivisita. Lo fa in nome di una non violenza che gli appartiene come elemento genetico. Dunque si confessa nel silenzio del dolore procurato dalle ferite e costruisce sulla morte del prossimo la ragione di una resipiscenza tardiva ma comprensibile.
Al capezzale accorre un praeceptor astuto e deciso a recuperare l’anima di un uomo di grosso valore spirituale. Il praeceptor accetta questa sorta di abiura del “fratello” e intanto lo convince ad optare per un luogo sicuro da tentazioni guerriere dove assumerà un ruolo di comando pacifico, la mansio di Glesia.
Il libro rivela subito un versante giallo e l’autore ci riserva pagine vibranti, avvolte in un’atmosfera medievale che ricorda “Il nome della rosa”. Viene rinvenuto un cadavere. Attorno a lui si annodano una sequela di verità, supposizioni, coincidenze e fatalità. Fra Gualtiero conosce una parte della realtà e la custodisce nei silenzi della mansio, sito di cui Francesco Rodolfo Russo ci parla con grande attenzione. Il sacro si miscela con il profano. L’idealismo di Gualtiero è alfine chiamato a rintuzzare una schiera di mercenari avvezzi alla sopraffazione.
La scia di morte non si ferma. Alla prima vittima se ne aggiungono altre. Fra Gualtiero è il naturale detective ante litteram che si giova persino di un frate erborista durante un’indagine e un epilogo che richiamano il delitto nella camera chiusa tanto caro ad Edgar Allan Poe e ad Agatha Christie. Tutto si svolge comunque in un’aura di “obbedienza e di malattia per Gesù”.
Angelo Caroli – Corriere dell’Arte 11 giugno 2005


Per quanti avessero desiderio di lasciarsi assorbire piacevolmente tra le spire di un giallo in costume medievale, questo libro di Francesco R. Russo rappresenta un'occasione allettante. Ambientato nella seconda metà del XII secolo, con prosa pacata e coinvolgente l'autore cattura amabilmente il lettore e lo fa viaggiare dalla Terra Santa fino alle nostrane terre di "Arbenga" al seguito del templare Gualtiero, praeceptor della mansio di Glesia. Il racconto si dipana con accortezza stilistica, e con garbo sapiente tesse la trama di un giallo con delitti, che il monaco guerriero risolverà con un finale degno del commissario Poirot. Abbiamo letto altro di Francesco R. Russo, che ha alle spalle già una nutrita serie di opere di narrativa anche per la scuola, ed abbiamo avuto occasione di apprezzare ed evidenziare la sua personale scrittura, sobria ed elegante, ed il suo straordinario modo di tratteggiare e far muovere i personaggi. Il libro si segnala per consapevolezza e intelligenza narrativa, confermando le ottime qualità di uno scrittore che non mancherà di suscitare consensi, simpatie e attese per la prossima opera. Vittorio Venuti, «Dirigere la scuola», Anno 4, n.6, giugno 2004.


Passano i secoli e gli anni, ma scolpito nelle menti e nei cuori dei romantici di ogni tempo resterà il mito e la leggenda, oltre che la storia, dei templari. In tale prospettiva dev'essere letto l'ultimo libro di Francesco Rodolofo Russo.
Siamo di fronte ad un giallo medievale, del tipo Il nome della rosa, anche se i valori sottintesi sono esattamente opposti a quelli propri di Umberto Eco. La narrazione scorre veloce.
Un cavaliere forte ed austero, emblema di tutti i Cavalieri della Novus Ordo Militiae, dopo le fatiche e le lotte della Terra Santa, ritorna in Europa alla ricerca della propria perfezione spirituale e vocazionale. Viene cosi nominato "Praeceptor" di una casa templare: la mansio di Glesia. Ma la pace non è di questo mondo: Petro suo antico rivale ed ex-cavaliere, ora a capo di una compagnia di mercenari, raggiunge Glesia per regolare con Gualtiero, una volta per tutte, il proprio personale contenzioso. Ma qui accadono cose strane, perchè la durezza e l'imperturbabilità del cavaliere, di ogni cavaliere, si scontrano col fascino femminile, in costante agguato. I buoni resistono, non altrettanto i deboli che si lasciano trascinare dai piaceri mondani. Fra questi c'è, per l'appunto, Petro. Ma la donna non è solo ammaliatrice: quando si scopre sedotta e abbandonata diventa capace di tutto, anche di uccidere o di far uccidere... Inizia così una catena di assassini che il Cavaliere Gualtiero, sulle prime confuso e stordito, riesce a decifrare.
Il romanzo, che si snoda per ambienti e tempi diversi con la sua trama da film "poliziesco", è soprattutto pretesto per descrivere guerre interiori, profonde, aneliti alla perfezione spirituale e alla pratica della virtù, mentre turt'intorno, come sirene nel mare ci sono i richiami suadentidelle passioni e dell'amore profano.
È anche nostalgia per luoghi e per tempi perduti, per quello spirito di Cavaliere errante che l'Autore non riesce, e non vuole nascondere. Roberto Cavallo, Il Corriere del Sud, Anno XIII, n. 13/2004


[…] Non è solo un giallo non è solo un romanzo storico. È entrambi senza che uno escluda l'altro. Un armonico libro dove le parole si intrecciano all'azione, dove la storia sconfina nella suspense. Un viaggio in un'epoca affascinante quanto misteriosa… […] Una carrellata di personaggi dipinti con estrema cura che escono dalle pagine del libro ed entrano nella vita del lettore. Lo prendono per mano e lo portano a Glesia a vivere con loro giorni tormentati, giorni passati a sognare a rimpiangere quella Pax Cristhi che solo all'ultima pagina ritorna. Oltre alla precisa ricostruzione storica il romanzo di Francesco Rodolfo Russo si fa apprezzare per la precisa sintassi e l'uso accorto e puntuale della grammatica. Che denunciano una grande padronanza della lingua italiana, con quelle frasi così ordinate, con quei vocaboli usati ad arte. Mai una caduta di stile, ma sempre una rigorosità che fa di questo libro una vera chicca da tenere nella propria biblioteca. Sobrietà ed eleganza sono forse gli aggettivi che meglio si addicono a La mansio di Glesia. Prezioso, fin dalla sua copertina semplice ma ordinata, già subito fuori dagli schemi. Piera Savio, «Nuova Metropoli», 3 giugno 2004.


La vicenda, ambientata nella seconda metà del XII secolo, narra la storia di un cavaliere templare che, dalle terre d'Outremer, arriva alla mansio di Glesia con l'incarico di Praeceptor. Il cavaliere, raggiunta la mansio, trascorre un'esistenza quieta fino a quando non è trovato, nei pressi della grangia di proprietà dell'Ordine, un corpo senza vita. A questo punto inizia la vicenda poliziesca: gli eventi che seguono suscitano numerosi interrogativi cui non è semplice fornire risposte adeguate. La verità si frammenta a tal punto da fare apparire ardua la composizione del mosaico. L'ultimo romanzo di Francesco Rodolfo Russo, sebbene l'autore sia abile nell'intreccio e il finale del libro sia ascrivibile ai migliori romanzi del genere, non è soltanto un poliziesco in costume medievale. La mansio di Glesia è qualcosa di più: scrittura essenziale ed elegante, capacità di tratteggiare e far muovere i personaggi, intelligenza narrativa nei cenni storici, nei riti, nella spiritualità. Con garbo, difatti, l'autore guida passo dopo passo il lettore dalla Terra Santa all'Ingaunia e lo colloca al fianco dei protagonisti per fargli vivere la loro esistenza. Segnaliamo il libro agli appassionati del giallo, ai cultori della storia medievale e a quanti desiderino avere qualche spunto per riflessioni personali. Claudia Pitotti, «L'Ora del Salento», a. XIV, n. 36, 23 ottobre 2004.


Francesco Rodolfo Russo d’origine leccese, vive a Torino da circa trent’anni. È conferenziere, organizzatore e animatore culturale. Ha collaborato con diverse case editrici e, per una decina d’anni, ha diretto «L’Agrifoglio», collana di narrativa per la scuola. Scrive su periodici e settimanali e alcune sue opere letterarie sono riportate su giornali e antologie, adattate per recital e rappresentate sulla scena.
È autore di manuali scolastici, libri di poesia e narrativa. Dei ventuno libri editi ricordiamo: Alle Vostre Eminenze (1980), Maschere (1987), Play Book (1989), Prima di Sìloe (1990), Secondo Noi… (1992), Il regno delle scale (1996), Ombra PasseggeraIl lupo, Pinocchio e Gaalad (1997), Margherita è anche un fiore (2002), La mansio di Glesia (2004),
Prima di entrare eri già qui (2006).


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