Il mondo in un’orchestra, un’orchestra per il mondo

10.00 

Volume e supporto audio Un testo che illustra gli obiettivi, le tensioni culturali e mostra le potenzialità espressive di. una formazione che si caratterizza non solo per la sua dimensione, 106 elementi tra il 14 ed i 24 anni, ma anche per l’originale composizione dell’organico dove sono presenti oltre agli strumenti orchestrali anche la chitarra nelle sue differenti tipologie e numerosi strumenti etnici. Questa caratteristica è data dalla volontà di dare vita ad un originale incontro tra un ensemble di grandi dimensioni e importanti musicisti e portatori viventi delle tradizioni orali di diverse parti del mondo (India, Bretagna, Africa e Piemonte). Al disco, coordinati da Claudio Dina, hanno infatti partecipato il trio indiano Music of Benares, il duo bretone Bouchaud-Auffret, il gruppo di percussionisti Tamtando e Dino Tron, membro dei Lou Dalfin.

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Descrizione

La Cororchestra del Piemonte, un’idea dell’Associazione torinese Instrumenta Sonora che da dieci anni ha dato vita ad una scuola di musica attenta alle musiche altre e che ha diverse collaborazioni con gli enti istituzionali della regione, muove i primi passi con un progetto promosso dalla Provincia di Torino nell’àmbito della legge regionale 16/95 che riguarda le iniziative rivolte ai giovani. Questa prima esperienza, in sintonia con il titolo della pubblicazione, è stata voluta anche a far conoscere alcune iniziative che intendono promuovere attraverso la musica e l’arte le diverse culture. I proventi della vendita della pubblicazione, infatti, andranno a finanziare tre diversi progetti: SCREAM, un progetto dell’agenzia ILO delle Nazioni Unite contro il lavoro minorile; Afghanistan Back to the Music, per la costruzione di una scuola di musica aperta alle donne, della ONG PeaceWaves e Benares Garanà Baccha, promosso dai Music of Benares per una scuola musicale per i bambini non abbienti della città di Benares in India.

Duo Bretone Bouchaud – Auffret
Rappresenta una coppia di primordine del panorama musicale. Dominig Bouchaud dopo una formazione classica, primo premio d’arpa al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica di Parigi, si è dedicato alla musica di tradizione orale diventando uno dei più autorevoli specialisti dell’arpa celtica. Anne Auffret , voce dal timbro chiaro e potente, è un’interprete rinomata dei canti tradizionali, religiosi e profani, in lingua bretone.
“… è una sfida trasportare il repertorio tradizionale, squisitamente orale, in repertorio scritto, ed ancor più trascriverlo per orchestra, ma in questo lavoro la musica bretone non perde la sua anima, ma risulta, anzi, essere messa in evidenza ed in piena luce dalle sottilità armoniche e ritmiche dei differenti strumenti”. (Dominig Bouchaud)

Trio Indiano Music of Benares
Costituito da Pandit Shivanth Mishra, uno dei più importanti virtuosi del sitar al mondo, maestro dello stile classico di Benares, docente e rettore del Dipartimento di Musica presso l’Università di Benares, Deobrat Mishra, figlio ventiduenne di Pandit Shivanth, che si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica indiana per il suo talento e Chakkan lal Mishra esperto tablista della stessa scuola di Benares, particolarmente apprezzato per la particolare sintonia con i due sitaristi.
“… Mentre registravamo non abbiamo mai sentito che stavamo rappresentando due nazioni differenti, ma stavamo facendo sventolare la bandiera della musica e ricercavamo l’unità dell’umanità indiana ed europea.” (Music of Benares)

Ensemble Tantando
Tribù di trenta musicisti, guidata da Marco Giovinazzo, che fa della metamorfosi il proprio progetto sonoro. L’ensemble propone non solo canti e ritmi della tradizione africana e latinoamericana, ma anche altri generi, spaziando dall’etno-pop al folk nordico, mantenendo, al contempo, una propria identità sonora.
«… Pensiamo che tutta la musica abbia un proprio epicentro e che qualsiasi sua espressione, colta e non, altro non faccia che gravitarvi attorno. Ecco come nasce l’idea di Maninga, la féte a Bobo, con l’intenzione di condividere una giornata vissuta in Burkina Faso, scoprendo che i colori diversi sono una ricchezza e un patrimonio condivisibile». (Tamtando)

Dino Tron
Polistrumentista, suona la fisarmonica, l’organetto diatonico e diverse cornamuse, ha affiancato Sergio Berardo e Riccardo Serra nella rifondazione di Lou Dalfin, il più noto e longevo gruppo di musica d’OC.
“… I due grandi àmbiti della musica colta e della musica popolare di tradizione, più vicini di quanto si possa immaginare, si sono nutriti, da sempre, di vicendevoli e proficui scambi: questo cd ce ne offre numerosi esempi. Sono lieto di aver contribuito a realizzare questo “incontro” e ringrazio senza distinzioni tutti i componenti dell’orchestra per la grande tensione emotiva, condivisa e profusa in questo lavoro.” (Dino Tron)

Il progetto musicale
Il progetto è stato concepito da Claudio Dina per proporre un incontro tra la musica colta e le musiche di tradizione orale e instaurare una diretta relazione con alcuni importanti musicisti e portatori viventi delle culture popolari. Le scelte musicali sono state orientate per creare un approccio ad aree culturali molto differenti nel mondo, l’Europa, l’India, l’Africa, ma anche a brani che appartengono alla nostra realtà, perché non si può chiedere ai giovani di rivolgersi alle culture altre se non si è forti di un proprio vissuto. Spesso i giovani, infatti, non sono consci delle tradizioni presenti sul territorio italiano e piemontese, di conseguenza abbiamo coinvolto Dino Tron che ben rappresenta la relazione tra ricerca e innovazione nel campo della musica popolare occitana presente nelle nostre valli. Gli obiettivi proposti sono stati, principalmente, ma non solamente, tecnico-musicali. Si è inteso attivare un percorso per arricchire le conoscenze relativamente al mondo che circonda i giovani. Ampliare in termini antropologicomusicali le competenze strumentali e vocali per favorire il superamento degli atteggiamenti etnocentrici. Stimolare la costruzione di un gruppo che partecipassead un progetto comune per un impegno civile sul proprio territorio. Offrire l’occasione di partecipare in maniera consapevole alla realizzazione di una produzione musicale e contemporaneamente creare un’occasione per riflettere sui modi e le forme attraverso cui le competenze individuali e collettive possono contribuire ad arricchire e valorizzare sé e il territorio in cui si vive.

La costruzione del repertorio
Fondamentale per la riuscita del percorso è stata la costituzione di un’equipe disponibile a mettere al servizio di questa sfida le proprie competenze. Sono grato al compositore Aldo Sardo, che ha saputo dialogare con i differenti artisti per cercare di trovare un nesso tra una scrittura colta per orchestra, resa più complessa dall’originalità della sua tipologia, e le musiche di tradizione orale che sfuggono a questa dimensione. Le testimonianze degli artisti intervenuti sono la dimostrazione di come, pur rappresentando opere colte, i brani abbiamo saputo raccogliere interesse ed adesione culturale. Nel percorso compositivo, si è, infatti, operato attraverso il dialogo, scrivendo, modificando, togliendo, aggiungendo ed improvvisando in base alle indicazioni che arrivavano dagli artisti, incontrandoli prima delle fasi di scrittura e durante le stesse. Miriam Mazzoni, che ha curato la sezione corale, supportata da Maria Luisa Martina, ha colto gli elementi della pronuncia linguistica e musicale d’idiomi così differenti e trovato le modalità idonee per farle assimilare dal coro. Sergio Pugnalin e Marco Giaccaria, grazie alle competenze di musicisti colti e assidui frequentatori delle tradizioni orali, sono stati preziosi nelle fasi di costruzione della relazione prima e durante le registrazioni con i diversi artisti. Numerosi docenti di strumento dell’Associazione Instrumenta Sonora sono stati disponibili dedicando il loro tempo per aiutare i giovani musicisti a risolvere problemi tecnico-musicali di un gruppo eterogeneo di competenze ed esperienze.

La relazione con gli artisti
È significativo aprire un canale di conoscenza e sperimentazione verso le musiche altre perché, come ricorda Mantle Hood, l’etnomusicologo che istitutì negli anni ’60 all’Università di Los Angeles UCLA il primo dipartimento di musicologia in cui era possibile suonare strumenti e musiche di differenti parti del mondo, «If you don’t play, you can’t talk about» (se non la suoni non ne puoi parlare). Il grande entusiasmo, la partecipazione, le richieste d’approfondimento verso le culture incontrate in questo breve percorso hanno superato le più rosee aspettative. Un clima di curiosità, a volte stupore, per le possibilità espressive, l’abilità vocale e strumentale, si è sviluppato tra gli artisti che hanno partecipato
e i giovani che componevano l’orchestra e il coro. Durante le pause delle registrazioni si sono creati momenti di dialogo, di confronto e jam session. Per molti dei partecipanti è stata la prima volta in cui vedere e ascoltare strumenti tradizionali, cogliere le differenti modalità di percezione ed elaborazione
delle forme musicali stesse. Alla fase di preparazione delle registrazioni sono seguiti incontri d’ascolto, d’analisi e di conoscenza dei repertori e delle culture di provenienza contestualizzando il fenomeno musicale e facendo cogliere il valore del supporto dato ai progetti artistico-musicali e sociali nelle diverse aree del mondo.

Enti e progetti internazionali
Questo progetto è stato elaborato dall’Associazione Instrumenta Sonora che da dieci anni opera sul territorio torinese e piemontese con una scuola di musica orientata alla relazione tra i diversi generi e tradizioni musicali e numerose altre iniziative rivolte alle scuole. Associata alla SIEM (Società Italiana per l’Educazione Musicale), rappresentante italiana dell’ISME (International Society for Music Education) organo dell’UNESCO, Instrumenta Sonora agisce in sinergia con altre realtà musicali del territorio e collabora con numerosi enti istituzionali. II carattere originale dell’ensemble, rivolto per la sua stessa composizione e tensione musicale verso il mondo, ha favorito l’incontro con organizzazioni
che operano sul terreno della cooperazione internazionale, per questo abbiamo ritenuto importante dare visibilità alla loro azione. Il progetto Afghanistan Back to the music, coordinato dal dott. Marco Baghero presidente nazionale della ONLUS PeaceWaves. Il progetto SCREAM – Supporting Children’s Rights through the Education the Arts and the Media – promosso dall’ILO, agenzia dell’ONU, coordinato dalla dott.ssa Maria Gabriella Lay. Questi due enti hanno inserito la precedente formazione, la Cororchestra Ragazzi del 2006, in un Memorandum of Understading firmato nel 2004 a Ginevra per la promozione di azioni culturali congiunte. Infine il progetto dei Music of Benares, Benares Gharana Bacchà rivolto ai bambini della loro città in India.

I progetti musicali futuri
Crediamo che questo breve, ma intenso cammino, abbia dimostrato tutte le potenzialità di un percorso che unisce la relazione con il proprio territorio e il rivolgersi al mondo nella sua complessità e ricchezza. La costanza con la quale numerosi giovani che si affacciano oggi al mondo della musica, anche professionale, hanno seguito quest’esperienza nel suo lungo divenire, dalla primordiale formazione sino all’attuale, è la più valida testimonianza dell’urgenza di dare vita ad un percorso stabile di formazione che, come avviene in molti altri paesi dell’Europa, unisca la formazione colta alla conoscenza ed alla frequentazione di questi repertori per dare vita a nuove espressioni musicali. L’augurio è che le istituzioni vogliano dare continuità all’ensemble, valorizzandolo e offrendo gli spazi esecutivi che ha dimostrato di saper meritare.

Claudio Dina
Direttore Artistico

Dati Editoriali

Autore

Cororchestra

ISBN

9788888849122

Pagine

32

Formato

17 x 24

Anno

2006

Allegato

CD audio

Dimensioni 15 x 21 x 1 cm

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